G.M: Diamo il benvenuto sulle pagine di GiornaleMetal.it a Roberto Carlotto e Joey Mauro, finalmente dopo aver recensito il vostro ottimo album possiamo fare due chiacchere, volete raccontarci un po’ del progetto e di com’è (ri)nato?
Roberto: Un saluto a te e ai tuoi lettori. Con Joey ci sentiamo spesso e mi dà delle idee. Io ritorno sui miei passi come allora. Prendendo spunti dal mio passato musicale.
Joey: Ciao grazie a te e al giornale metal, il disco è nato in un range di anni molto ampio, che può addirittura risalire ai primi anni 2000 come idee e prime demos, come ad esempio La Dama della Foresta. Poi per esigenze, problemi personali, la genesi del disco si è protratta fino a due anni fa. Grazie a dei musicisti talentuosi e unici siamo riusciti a terminare questo nuovo lavoro Hunka Munka.
G.M: Una delle cose che mi ha più colpito è il giusto bilanciamento tra una proposta Prog di matrice “classica” e un appeal, per quanta riguarda la produzione, più moderno, senza esagerare e scadere nelle iperproduzioni di oggigiorno che a volte hanno un che di plasticoso…
Roberto: Il bilanciamento attuale della produzione è il risultato delle mie esperienze Rock Beat inglesi degli anni 70, come apripista di gruppi importanti.
Joey: Il disco originariamente nella sua demo era molto più tastiere oriented e prog di vecchia scuola, poi col passare del tempo si è arricchito di nuove idee più moderne. Ho optato per una produzione robusta ma piena di dinamiche. Le nuove produzioni purtroppo hanno perso molto in dinamica, perché troppo compresse e uniformate. Dove molte volte i volumi sono tutti allo stesso livello sonoro e perdono di espressione. Questo disco per noi è come dovrebbe suonare un disco Prog oggigiorno, né troppo spinto né troppo soft.
G.M: I ragazzi che vi accompagnano nel progetto sono tutti rodati con dei curriculum davvero ottimi, come avete “convocato” i musicisti? Vi lega un rapporto di amicizia? in base a quali parametri li avete scelti?
Roberto: Coordinatore e conoscitore di “truppe di musicisti”, che danno il loro grande apporto alle realizzazioni dei brani, è Joey.
Joey: oltre alla composizione del nucleo Hunka Munka , cioè io e Carlotto , il sottoscritto (Joey) ho suonato quasi tutte le tastiere e orchestrazioni, e Roberto che ha cantato e che mi ha dato un contributo tecnico sulle tastiere puoi trovare fratelli Marcantonio e Gianluca Quinto, due grandi amici e musicisti con un ottimo passato, oltre che ad Andrea Arcangeli, incredibile bassista dei DGM e di altri progetti (Ttimo Tolkki etc) e ti svelerò una chicca dietro il nome dell’altro bassista Eckbert si cela un grandissimo musicista italiano che per vie contrattuali è dovuto rimanere in incognito, completano l opera il potente Singer Tony Minerba e la Singer Alice Castagnoli conosciuta anche come Killmealice.
G.M: Come vedete il Prog oggigiorno…alle soglie del 2022 e dopo questi, quasi due anni di Pandemia, è un genere che può dare ancora tanto?
Roberto: Negli anni 70 il Prog ha cominciato a dettare legge con l’avvento di gruppi come la PFM e tanti altri e tra questi la mia presenza da solista, conosciuto come “Uomo Orchestra”, per le mie performance. Questo genere, ai tempi musica di nicchia, oggi, prepotentemente, cerca di ritornare in auge.
Joey: purtroppo non vedo di buon occhio né il prog, né tutta la musica in generale, le vecchie glorie sono sempre meno, i giovani ascoltano troppa trap e musica senza arte né parte, i nuovi musicisti sono molto più tecnici della vecchia generazione ma hanno perso l’anima compositiva e preferiscono tributare sui vari social i vecchi classici e sfoggiare scale su scale sterili e privi di emozioni. Per la pandemia cerco di rimanere fuori dal tema, posso solo risponderti con la frase della canzone di Hunka Munka del 71, ‘’ la verità è solo un’ombra, nessuno mai ce l’ha’’.
G.M: Porterete Hunka Munka da live? Quanto vi manca la musica dal vivo (sia come suonato, che come ascoltatori)?
Roberto: Saranno gli eventi a determinare i nostri live. Certamente da musicista l’optimum è esibirmi ed ascoltare anche altri artisti.
Joey: ne abbiamo parlato con Roberto, se il disco avrà il giusto riscontro, la musica dal vivo tornerà a essere una componente della nostra società, sarebbe interessante portare dal vivo uno spettacolo con pezzi del vecchio disco, del nuovo e qualche cover dei gruppi dove Roberto è stato, magari rivisitati.
G.M: Interessante è la copertina…un mix tra il mitologico e il fantascientifico, come avete sviluppato l’idea e chi ve l’ha realizzata?
Roberto: La copertina, magicamente elaborata da Joey, osservandola mi induce ad uscire dalle righe e ritornare ai miei voli ancestrali.
Joey: la copertina è una mia opera, mi sono occupato tante volte delle copertine dei miei dischi era da anni in un cassetto ‘’virtuale’’ del mio hard disk, quando l ho trovata è subito risultata perfetta per il disco ‘’foreste interstellari’’, penso che il connubio tra il mitologico e lo spazio nasca nella notte dei tempi, nelle storie che legano le divinità mitologiche greche, romane etc… alle stelle, se pensi che ancora oggi le stelle, e le costellazioni portano nomi di divinità pensa ad Andromeda…
G.M: C’è un riferimento anche Cinematografico, nel complesso, in questo progetto o è solo questione di musica che dà modo di riflettere e creare mondi immaginari?
Roberto: Ogni lirica ha il suo epilogo, pilotata dalla mia fantasia interstellare.
Joey: per le liriche ti risponderà Roberto meglio di me, io ti posso dire che in ogni mia opera ci sono dei riferimenti cinematografici, sono un grande appassionato di cinema fantasy e horror, dalla Hammer a gli italiani alla Mario bava, passando per i classici americani a Jodorowsky anche nella musica puoi sentire delle atmosfere tipiche delle colonne sonore italiane, prendi ad esempio ‘’la solitudine delle stelle’’ può trasmetterti le emozioni di un riz ortolani o di Bruno Nicolai…. Ascoltala e immagina…
G.M: Vi ringrazio della bella chiacchierata e della vostra disponibilità, lascio a voi il compito di salutare i nostri lettori…avete carta bianca…a presto!
Entrambi: un saluto particolare a tutti i vostri lettori e ai nostri fans vecchi e nuovi. Speriamo di poter fare musica live, confidando in una rinascita emotiva dell’umanità che rischia di perdersi nei meandri delle Foreste Interstellari.
John Sanchez
















