Viene definita una band europea e , in effetti, la composizione della line-up di Headless giustifica questa collocazione transnazionale, che ha comunque base a Avezzano. Dopo “Square One”, il gruppo propone ora “Transitional Objects” sempre per l’etichetta M-Theory Audio. C’è una grossa novità, anche se apparentemente secondaria. La produzione non è più affidata a un vincitore del Grammy Award, l’acclamato Ted Jensen che ha lavorato con nomi top del metal mondiale come Metallica, Dream Theater e prog come Marillion.A occuparsene stavolta è il chitarrista e fondatore della band, insieme al cugino Enrico Cianciusi, Walter Cianciusi. Il prodotto finale ne risente, a mio avviso, in termini positivi, visto che il disco è più brillante e dinamico, per effetto evidentemente anche di questa svolta.
Gli Headless si definiscono progressive metal, ma, sinceramente, se dovessi proprio etichettarli, opterei per un hard rock con forti influenze prog, che risente delle precedenti esperienze del cantante Goran Edman che ha cantato con Yngwie Malmsteen e Jhon Norum e Martin Elmanthel che è stato per lungo tempo bassista della ottima band prog metal olandese Elegy. Rispetto al precedente album, Headless perdono una chitarra, perché manca Dario Parente.
La musica proposta da Headless, se nel precedente disco avevo avvertito una certa similitudine con i grandi Alaska, ora mi pare più vicina a produzioni come quella degli Alcatrazz, per i motivi detti prima. In ogni caso siamo di fronte a musica di alta qualità, con composizioni mai banali e una ricerca sonora che sia a livello di orchestrazione e , soprattutto, nella fase ritmica, hanno valori assoluti.
Il brano forse più vicino al prog metal è “Weightless”, che ha un suono molto metallico, anche se questa affermazione, per chi dovesse leggerla per caso, sembrerebbe ovvia e scontata. La seguente “Losing Power” cambia subito toni e potenza, con un inserto narrativo preso da un film, stratagemma già usato dai Dream Theater, mentre “Fall to pieces” si caratterizza per un incedere marziale e un tempo medio, con linee vocali più curate e accattivanti. “Misery” è una ballata semiacustica molto sensuale, con una accentuazione ritmica e un assolo finale di basso molto particolare.
Un riff roccioso e buoni impasti vocali sono le peculiarità di “Still My Thrill”, dove si conferma la grande prova di Walter Cianciusi, autore di linee chitarristiche molto brillanti, senza eccedere nella produzione di note. Spazio anche a Enrico Cianciusi alla batteria, suonata in modo molto roboante, in un brano, “Refugee” dove sono molti anche i cambi di ritmo. “No one’s waiting si differenzia dal resto del disco per la sua epicità, l’incedere piuttosto cupo che esalta il cantato di Edman, assolutamente a suo agio in questo brano, come nel resto del disco per l’ex- Malmsteen, Madison e Swedish Erotica. La song conclusiva, che si avvale della partecipazione di Andy Martongelli, che opera con David Ellefson ex-Megadeth, è proprio una cover del gruppo di Mustaine, “I thought i knew it all”, brillantemente rifatta e con una svisata finale dell’ospite molto divertente.
Un buon disco, magari senza una hit, ma complessivamente siamo di fronte a un gruppo eccellente, senza dubbio.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















