Dopo qualche anni, precisamente 5, dall’ultimo album ,” Melt the Ice away” arriva il nuovo disco della band italiana, con base ad Avezzano, ma con importanti innesti “stranieri”.
Square one risente delle importanti carriere dei partecipanti a questo “supergruppo” , ovvero Goran Edman che ha cantato con Yngwie Malmsteen e John Norum e Martin Elmanthel che è stato per lungo tempo bassista della ottima band prog metal olandese Elegy. Non che la parte italiana sfiguri, perché le due chitarre di Walter Cianciusi e Dario Parente e la batteria di Enrico Cianciusi sono ampiamente all’altezza della situazione.
Ne emerge quindi un disco piuttosto omogeneo, dove prevale un suono che si rifà al passato, con un hard rock molto melodico che esprime qualche venatura prog e mai si avvicina all’aor moderno, che resta ben altra cosa, anche nella declinazione scandinava, come ho letto da qualche parte.
La produzione è affidata a un vincitore del Grammy Award, l’acclamato Ted Jensen che ha lavorato con nomi top del metal mondiale come Metallica, Dream Theater e prog come Marillion. Il suono è molto pulito e le linee melodiche molto semplici ma altrettanto affascinanti, anche se non si grida al miracolo nel senso che si tratta di un genere molto esplorato e sfruttato da poter permettere particolari novità.
La voce di Edman è molto evocativa, mai urlata, e duetta con le chitarre che sono al servizio di song che ricordano molte composizioni di gruppi come Alaska e simili che hanno caratterizzato l’hard rock melodico degli anni 70 e, soprattutto, 80.
I brani scorrono senza annoiare, anche se i singoli via via usciti, a partire da “Rising Up”, non sono propriamente hit nel senso classico del termine, pur essendo molto gradevoli e non certo banali. Le due song che preferisco sono quelle con il ritornello più marcato : “Two’s up” e “Misdirection” che è l’ultimo singolo fatto uscire in questi giorni e che mi pare il brano più coinvolgente di “Square One”.
Molto suggestiva l’iniziale “A Leaf flight path” , mid tempo che induce alla riflessione anche per il testo e lo sviluppo del brano che ha un paio di momenti in cui la musica pare fare un passo indietro rispetto alla voce di Edman. Ancora più lenta e annoverabile in quella categoria che qualche anno portava qualche interesse anche fra i non metallari “Tall down low” molto melodica e che parla dell’insonnia d’amore, situazione che più o meno tutti abbiamo vissuto.
Per il resto le altre song sondano territori piuttosto simili, pur senza essere l’una fotocopia delle altre. Osare un po’ di più, cercare qualche sonorità anche più attuale, potrebbe permettere agli Headless di occupare un posto stabile nella categoria top del metal melodico.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















