Dispiace sempre quando andiamo a criticare un lavoro di una band, specialmente italiana, perché è tanto l’impegno e la preparazione che portano alla realizzazione di un disco. Però, come per questo “Like a Jungle” non saremmo onesti intellettualmente se passassimo sopra la pessima qualità sonora che rende il prodotto finale più scadente di un demotape realizzato con metodi artigianali.
Eppure l’etichetta è Club Inferno Records, che è una sottoetichetta di My Kingdom Music che ha prodotto, ad esempio, l’ottimo disco degli Aura, recensito in questo giornale dal sottoscritto, con ottima qualità.
Fa ben sperare la titletrack, ma emergono subito i problemi che abbiamo detto : suono compresso, basso troppo incidente, voce mal registrata. “Like a Jungle” è un metal rock di buona fattura e dal vivo potrà piacere di certo, con una doppia cassa in primo piano. Il riff tende all’epico in “Dance of Madness”, per un brano che si discosta poco dal precedente, mentre “Virus” è chiaramente ispirata alla pandemia e ai danni in tutti i settori della nostra esistenza. Sembra un demo dei Guns & Roses “The last time” per la scelta vocale che ricorda molto gli statunitensi, per un brano che parte acustico e poi diventa più tirato. Il basso suona molto male, non come esecuzione, ma, come ripeto, come produzione. Certamente un trattamento diverso dei suoni avrebbe migliorato molto l’impatto complessivo dell’opera, che avrebbe anche qualche buona idea, che naufraga in un calderone di suoni veramente acerbi. Più metal classico “The Enemy inside”, ma senza brillare, anche la costruzione del brano è decisamente minimale e , a tratti, ingenua, come nella parte vocale che si sviluppa verso la fine del brano. L’autostima non manca agli Half Life : ne è un esempio “I am god” dove la band propone un sound grezzo stile grunge, ma su un impianto più heavy, nelle parti vocali che non sono per niente male. “Rearrange” ha una buona dinamica ritmica, ma il resto ha le stesse problematiche del resto dell’opera prima di questi ragazzi italiani, anche se la cavalcata chitarristica della parte centrale del brano è degna di attenzione. “We’ll walk in silence” continua con accenni epici, la costruzione del brano ricorda qualcosa di Liege Lord e gruppi simili, con il solito basso tonante che oggi sentiamo sempre meno e una linea chitarristica che, seppur datata, mi piace molto. Si può fare meglio, in tutti i sensi.
Voto: 6/10
Massimiliano Paluzzi















