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FULL EARTH – Cloud Sculptors

FULL EARTH – Cloud Sculptors

Label: Stickman Records

Con grande curiosità avvio l’ascolto dei 21 minuti di “Full Earth part I: Emanation” che immaginavo fosse una specie di manifesto della band, presentata come ultra-sperimentale.

L’impressione iniziale e’ straordinaria, perché lo sviluppo di suoni dalla connotazione psichedelica ma molto coinvolgente avvolge l’ascoltatore proiettandolo in una dimensione che va oltre lo spazio e il tempo, specialmente se la fruizione di questo brano avviene nelle migliori condizioni.

A guidare il gioco sono le tastiere, dal suono datato, tipico del genere musicale a cui si rifanno, lo stoner rock, molto ricco di effetti fuzz e distorsioni varie, che mi ricordano i Church of Misery, gli High on Fire, i nostri Ufomammut.

La title-track “Cloud Sculpture” assume un tono più maestoso, più sinfonico, con maggiore spazio alle chitarre, anche se il freseggio, ipnotico, è dettato dagli organi, accompagnati da un riverbero continuo, per un’altra mazzata da 20’, con una parte finale più eterea, alla Ozric Tentacles, con tanto di flauto e sonorità dolci, quasi new age.

Credo che la fruizione di questo disco sia ottimale se si ascolta un brano alla volta, perché nel complesso è molto difficile da digerire, pur bellissimo. “Weltgeist” ha una minore durata e si sviluppa con suoni eterei, riallacciandosi al finale precedente, per un brano che sembra la descrizione di un viaggio nello spazio di un essere vivente, raccontando le sue pulsazioni.

Dopo questo brano-cuscinetto arriva “The Collective Unconsious” che parte con un organo rarefatto, contrappuntato dal basso, per poi svilupparsi sempre con l’organo, ma più intenso, tutto questo cambiando la prospettiva dei primi brani, decisamente più aggressivi. Qui la chitarra esplora territori leggeri, molto sperimentali, con rulli di tamburi in sottofondo e un finale che si anima rispetto al resto del brano.

“Echo tears” è un richiamo alla musica degli Hawkwind, molto rarefatta e eterea, con una circolarità molto suggestiva e ipnotica, nel brano più breve. Motore di questo gruppo è il batterista Ingvald Vassbø, noto per la militanza in Kanaan e, soprattutto, Motorpsycho. Con lui diversi musicisti di valore, Øystein Aadland – farfisa organ, yamaha yc30 organ, mellotron, synthesizer, Ask Vatn Strøm – guitars, Simen Wie – electric bass, additional guitar , Eskild Myrvoll – additional guitar, korg MS-20 synthesizer, noise, ma non conosciutissimi.

Il disco si chiude con la seconda parte di “Full Earth-Disintegration”, che si muove con la carica aggressiva dei primi brani e che completa un percorso molto intenso, un po’ disomogeneo, con parti molto interessanti e altre che mi hanno lasciato un po’ perplesso. In pratica dove la band spinge sull’acceleratore i brani sono validissimi, dove si lascia spazio a toni più sfumati, al limite della new age, mi pare che siano brani molto meno efficaci.

Voto: 7/10

Massimiliano Paluzzi

Tags: recensioni
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