Lo dico ogni volta ma devo ripeterlo: parlare di Enio Nicolini, conosciuto ai più come bassista dei The Black del mitico Mario Di Donato e membro fondatore degli storici Unrial Terror, mi reca una gioia immensa per l’entusiasmo, figlio di una forte convizione (…sensatamente comprovata dai fatti) dei propri mezzi, che il nostro mette nel creare, curare la crescita e promuovere quelle che, a tutti gli effetti, sono sue creature. Ed ogni volta riesce sempre a superarsi !!! E’dal 2013 (…inizialmente col progetto Sloe Gin, in seguito con l’attuale) che la sua proposta artistica è del tutto originale, dato che il protagonista assoluto è proprio il suo basso e non prevede l’utilizzo delle chitarre. Nel frattempo, la reunion del 2015 con gli Unreal Terror ha permesso al nostro di riprendere contatto col mitico vocalist della band Luciano Palermi che, a parere del sottoscritto, fa la differenza. Attenzione: confermiamo il giudizio positivo sul precedente Cyberstorm ma, laddove i riferimenti a Voivod, GZR e Rammstein trovavano conferma nella partnership col bravo ed efficace Ben Spinazzola (a tal proposito proveniente da una tribute band dei tedeschi…), questa volta Luciano diventa il compagno ideale di scorribande musicali più tradizionalmente heavy nelle armonie, per quanto caratterizzate da sonorità avanguardistiche e cupe atmosfere perfettamente in sintonia col concept metropolitano/distopico/futurista. Negli arrangiamenti vocali, esclusivamente curati da Luciano, non siamo gli unici ad aver colto dei rimandi allo stile del buon Blaze Bayley (che il sottoscritto ama tantissimo per la sua carica e simpatia…), per quanto il Palermi infonda una linea del tutto personale all’intero lavoro, creandone, di fatto, la differenza col precedente. Nuovo tastierista, Gianluca Arcuri, davvero congeniale all’uso non invadente ma allo stesso tempo efficace dello strumento e nuovo batterista, Damiano Paoloni, che macina ottimi groove non dovendosi preoccupare di riempire frequenze lasciate scoperte, in quanto Enio, con una doppia linea di basso (tradizionale una e basata sulla tecnica dei power chords l’altra), riesce a non far sentire la mancanza delle chitarre elettriche. La title track, The Old Lady e L’Osservatorio (con liriche in italiano…) sugli scudi di un lavoro che si fa apprezzare nella sua interezza.
Voto: 9/10
Salvatore Mazzarella
















