Uscito originariamente nel 2019 come autoproduzione; e come spesso accade divenne invisibile per la maggior parte degli ascoltatori, compresi gli appassionati di black metal, il debutto degli End, da non confondersi con la band di metalcore americana o della band greca che fa black, viene ristampato in varie versioni dalla label polacca Victims of fate, a fine 2022.
La forma compositiva è quella classica del black metal scandinavo vecchio stile; un pochino ruvida, un pochino prevedibile se vogliamo e con gli stessi stilemi di anni e anni fa. Un bene ed un male allo stesso tempo, dato che: chi lo ascolta sa benissimo cosa aspettarsi; allo stesso tempo non “nulla di nuovo sotto al sole” per chi non è appassionato di raw old school black metal.
Voce con effetti classici di eco e riverbero per “amplificare” lo scream e farlo sembrare più “antico” e proveniente dall’oltretomba; batteria suonata in modo furioso ma “maltrattata” in fase di registrazione, perché troppo secca a mio avviso e con le code dei tamburi praticamente azzerate. Chitarre che suonano con i “diabolus in musica” come una delle poche possibili situazioni proponibili, eppure ci sono delle variabili nel meccanismo che mi fanno puntare a delle buone idee alternative che però vengono usate non così di sovente; ovviamente le parti di furia si affiancano alle classiche parti di rallentati e di fasi che occhieggiano al doom; basso come spesso accade… non pervenuto.
Canzoni che mediamente superano i cinque minuti (tranne un caso di cui si parlerà poco sotto), ed in alcuni casi l’allungamento del brodo non è minimamente giustificato.
Dei nove brani che compongono questo lavoro, sinceramente non ho capito molto alcune cose: un “intro” da oltre quattro minuti (non era forse meglio dare un nome più dignitoso a quella canzone? n.d.a); un “outro” da circa due minuti e mezzo di synth (a imitare dei cori, che potevano esser fatti con persone vere) ed un organo che non aggiunge e non toglie nulla se non aumenta il minutaggio del platter; una canzone da poco più di un minuto e, dulcis in fundo, l’inserimento sistematico di larsen nel finale di quasi ogni traccia.
Sinceramente il larsen di chitarra è un modo triste di allungare “il brodo” già di per se lungo visto i minutaggi delle otto tracce di nove.
Direi che questo è un lavoro per chi è appassionato del vecchio black fine anni ’90 e non molto di più. le canzoni come sono arrivate, così se ne vanno: velocemente. Dispiace, perché le potenzialità ci sono e sono complessivamente valide, ma provare ad uscire da certi meccanismi che non solo sono triti e ritriti, ma che soprattutto non aggiungono nulla alle canzoni (finali a base di larsen di chitarra e synth “poveri” in primis) anzi fanno perdere attenzione e la voglia di riascoltare.
Speriamo che i prossimi lavori siano un pelino più curati e meglio gestiti in studio. Per il resto, ribadisco se siete appassionati del black metal scandinavo di fine anni ’90 e volete un nome nuovo, che però fa musica “rodata” gli End possono essere per voi.
Voto: 5/10
Alessandro Schümperlin















