Dopo la scelta di Anja di lasciare la band, gli Elegy of Madness, storica band symphonic metal tarantina, ha inserito una nuova cantante: Chiara Di Mare, in arte Kyrah Aylin. Che è bella si vede a occhio nudo, ma ascoltando XI si capisce che tutta la sua bravura. Etichettata come soprano leggero, nata a Siracusa con attività parallele di modella e fotomodella con orientamento alternative gothic, ha una voce molto bella che riesce a usare al meglio. Insieme a lei ci sono i validi Tony Tomasicchio e Marco Monno alle chitarre, Larry Ozen al basso e Francesco Caputo alla batteria.
Kyrah è veramente una grande cantante e dopo l’intro “11:11”, numero magico per questi ottimi musicisti, arriva la bomba del singolo “Broken Soul”, un brano power sinfonico dalle venature gotiche, che mi ha veramente entusiasmato per la classe e la potenza con le quali viene proposto, finendo dritta nella mia playlist che implemento con grande circospezione. L’arrangiamento orchestrale è di Simone Ferrini dei Fleshgod Apocalypse.
La caratteristica molto evidente di questo ottimo disco, oltre alla voce di Kyrah Aylin, è certamente l’uso intelligente dell’elettronica che produce una orchestrazione di grande livello. Ne è una riprova “Hybrid Love”, dove i synth sono protagonisti e anche il cantato è adattato a questa dimensione digitale, sostenuta da una ritmica incalzante.
Diciamolo subito, “XI” è un prodotto assolutamente competitivo a livello internazionale, anche per la produzione, affidata a Simone Mularoni e Simone Bertozzi e la capacità evocativa delle varie composizioni.
La voce è meno lirica in “Revelation” in un ambito dove l’orchestrazione è molto sinfonica, seguita da “Insanity” che parte con il pianoforte, per diventare un gothic melodico nella parte vocale con un gradevole ritornello e un assolo di fatto accennato. La melodia caratterizza anche “Goddess”, che propone un assoluto equilibrio fra il growl e la voce lirica. Una caratteristica, questa, che compare in molti altri passaggi del disco, che fa comprendere quanta cura sia stata messa anche nella realizzazione complessiva dell’opera.
Non poteva mancare una ballata, e “Moon” assolve perfettamente questo compito con un brano decisamente melodico. Una contraddizione musicale potrebbe apparire “Portrait of a ghost”, dove una batteria blast-beat si fonde con il resto della musica che tratteggia una atmosfera molto riflessiva, con un risultato finale decisamente intrigante. Dopo l’intermezzo musicale elettronico di “Al Scavery”, il disco si conclude con due brani molto dinamici : “Crawling” e “Legion”, addirittura epica nel suo svilupparsi, con una parte spirituale nel finale.
Gli Elegy of Madness sono stati fondati da Tony Tomasicchio nel 2006 e vantano un curriculum di tutto rispetto. Hanno all’attivo un EP (“Another Path”, 2006) e sei album , hanno suonato in diversi festival in Italia e all’estero, anche come headliner e meritano il massimo rispetto.
Un disco da ascoltare da chi ama certe atmosfere, di sicuro siamo a grandi livelli.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















