Dopo una pausa di tre anni (se non contiamo il live uscito due anni fa), ecco tornare sulle scene i The Unity che pubblicano questo nuovo disco dal titolo “The Hellish Joyride”.
L’ artwork di copertina, peraltro molto bello (il migliore di tutta la discografia) rappresenta un folletto sulle montagne russe; ma come ben sappiamo quello che conta è il contenuto musicale, quindi passiamo ad analizzarlo ai “raggi-X”.
Davvero bello e geniale il breve intro cantato “One World” che funge da preambolo alla bellissima “Masterpiece” (che come si evince anche dal titolo e’ proprio un brano “masterpiece”), ci troviamo di fronte ad una power song scandita dalla doppia cassa ma che nel suo incedere riesce a non cadere mai nel banale.
La title track “The Hellish Joyride”, al pari della precedente, e’ la traccia piu’ bella del disco, in virtu’ di un ritornello estremamente melodico e caratterizzato da un forte impatto emotivo che riesce a creare un ottimo contrasto con le orchestrazioni dal “sound” funesto.
Brano accattivante dal refrain “ipnotico” che ti entra nella testa sin dai primissimi ascolti e non va’ piu’ via, ti ritrovi ogni giorno a canticchiarlo senza un apparente motivo. In poche parole, la perfezione assoluta nel mondo targato “The Unity”, uno dei brani piu’ belli in assoluto di tutta la loro discografia.
“Only the good die young ” è un esempio di hard rock di ottima fattura che rimanda ai vecchi Pink Cream 69 dell’ epoca Andi Deris.
“Saints and Sinners” e’ caratterizzata da un bellissimo tappeto orchestrale e tastieristico che accompagna la struttura portante di questa power song , il refrain ha il gusto di gia’ sentito e assomiglia vagamente a quello di “Carry on” degli Angra, mentre il solo strumentale di chitarra-tastiera rimanda al Malmsteen di “The Seventh Sign”; nel complesso siamo di fronte a una buonissima traccia con la parte centrale (del solo) strumentale davvero strepitosa.
“Something good” è una bellissima traccia dalle forti tinte A.O.R. , un brano alla Bryan Adams con molto piu’ metallo a bordo, il refrain rappresenta uno dei punti di forza.
L’inizio (e le parti di tastiera in generale) di “Always two ways to play” ricorda “Take on me” degli Ah-Ah, canzone tipica con trademark “The Unity” che riesce a miscelare sapientemente l’hard rock al metal melodico, anche qui molto bello e originale il ritornello, altro brano TOP !
“Awakenig” e’ l’ intro “oscuro” del roccioso mid-tempo dalle movenze a tratti apocaliptiche “Golden Sun”, ma si tratta di un falso positivo visto che il refrain presenta delle forti tinteggiature A.O.R. (molto belli i cori posti a supporto), le parti di tastiera rimandano vagamente al refrain di “Avalon” dei Gamma Ray. Superlativa la prestazione vocale del nostro connazionale Gianbattista Manenti, davvero molto, molto bravo.
“Stay the fool” è un “ruffiano” brano di hard rock alla vecchia maniera con il tocco dell’ hammond come ciliegina sulla torta.
Per decifrare “Never surrender” , immaginatevi i “Rainbow” che suonano piu’ power, con una marcia in piu’ e con il pedale premuto maggiormente sull’accelleratore; è un up-tempo che riesce a miscelare il power moderno all’ hard rock della vecchia scuola “Rainbow”.
Fantasmi dei Led Zeppelin aleggiano nella conclusiva e piu’ riflessiva ” You’re not forced to stay” che chiude in bellezza questo “The Hellish Joyride”.
Un disco perfettamente equilibrato dove si spazia dal power, al hard-rock al metal melodico, uno dei migliori album di tutta la discografia della band teutonica (e in parte italiana).
Parafrasando un noto spot pubblicitario, i “The Unity” “non vendono sogni ma solide realta’ “ !
Voto: 7,5/10
Stefano Gazzola















