Anche l’Italia ha il suo Nergal e la sua divagazione country-western Me and the Man, operazione doppiata dall’ex- Guns ’n’ Roses Tommy Stinson’s Cowboy, che abbiamo recensito qualche tempo fa.
Si tratta del nuovo progetto solistico del cantante genovese Perseo Miranda, al secolo Angelo Spaggiari, personaggio poliedrico con frequenti incursioni in mondi culturali non solo musicali.
Il suo lavoro si chiama “I confini del west“ ed è l’ultimo lavoro in studio del cantautore cantautore che propone un countryrock cantautorale proposto in lingua italiana, che presenta molti elementi di interesse.
Per Perseo Miranda un svolta particolarmente significativa che apre una nuova pagina musicale pur mantenendosi fedele a quella matrice rock che lo contraddistingue da sempre.
Certamente ad agevolare il suo compito la grande classe del chitarrista Pier Gonella, musicista molto noto per le sue partecipazioni a dischi molto importanti , che per l’occasione si è occupato anche delle linee di basso elettrico.
“I confini del West“ ,registrato nei MusicArt Studios di Rapallo (GE), con il supporto della Fantasy Work Production, vive sulla narrazione vocale di Perseo Miranda e sui tessuti sonori di Gonella, che produce un inaspettato country con venature rock molto personale e che aggiungono un altro tassello alla sua già rinomata fama.
I brani sono davvero particolari e meritano di essere ascoltati senza pregiudizi. L’iniziale “Arizona” è un intro che chiarisce subito quali sono le coordinate musicale di questo prodotto che trasmette una ironia di fondo, sottolineata dall’istrionico cantato di Perseo Miranda, sicuramente personalissimo, come ne “L’energia del fulmine” dove la voce descrive una situazione che la sapiente chitarra di Pier Gonella riesce a tratteggiare ulteriormente.
C’è spazio anche per una versione rock de “Il Tempo” e in alcuni passaggi Perseo Miranda ricorda i cantanti del prog anni 70, ma non è solo questa la cifra espressiva del singer, che attinge al non-sense per “Hai perso (La Canaglia), mentre Gonella disegna trame molto particolari e suggestive, come in “Non ho ancora bevuto”.
Insomma un disco che potrà spiazzare i fans storici di Perseo, ma che mi ha prodotto un effetto molto particolare, che non accade spesso : la voglia di riascoltare ancora una volta i brani proposti da questa coppia genovese.
Di questi tempi, non è davvero poco.
Voto: 7,5 / 10
Massimiliano Paluzzi















