Prime note di “Leggerezza”, che apre questo “L’abisso” dei Diaframma, e vengo ricacciato negli anni 80; per precisione tra 82 ed 83, mentre mi approcciavo timidamente a musiche che andavano oltre le “canzoni da bambini” e quelle che i miei genitori ascoltavano.
Un ritorno per me al passato tanto caro quanto importante. Va ammesso però che sarebbe, come diceva qualcuno, “Il tempo di morire” o meglio il tempo di tirare le somme per il caro Federico Fiumani. Da qualche anno Fiumani fa uscire, sotto il nome di Diaframma, raccolte e riedizioni del vecchio catalogo e le alterna in qualche modo a produzioni di nuovi lavori, ed entrambe le tipologie di lavori ottengono un buon risultato.
Il titolo dell’album mischia in modo ottimale sia l’arrivo dei sessant’anni del deus ex machina dei Diaframma che, la situazione odierna di un occidente oramai in declino. Che dire di queste composizioni? Nulla… se non che dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che la band, ed il suo leader, sono pronti a portarci fuori dalle oscurità dell’abisso.
Sono dieci tracce di altissima qualità come solo i Diaframma, e poche altre band, sono in grado di proporre. Scelte ottime da banco mixer con delle proposte che sono a cavallo tra lo scorso secolo e la new wave italiana e quello che è l’attuale approccio alle sonorità. Per il resto i Diaframma continuano a fare quello che sanno fare meglio ovvero: emozionarci con i loro riff e con le loro liriche, questo se pur sembra un “muoversi tra le solite coordinate musicali” non è ne scontato ne così semplice; dato che riuscire a lavorare in modo ottimo per quarant’anni e non risultare stancanti o stucchevoli non è da tutto.
Per quanto mi riguarda la band dimostra nuovamente di essere pilastro del rock italiano e del dark. “L’impero del male”, la già citata “Leggerezza”, “I ragazzi stanno bene”, “Così delicata” e “Figa Power” sono i brani che mi hanno emozionato più degli altri; ma è stato difficilissimo per me dover decidere quali segnalarvi, dato che lo trovo un lavoro molto ben calibrato ed oltremodo ben studiato. Un lavoro che va esaminato e che va assimilato.
Concludendo questa mia Fiumani ha ancora molto da dire e molto da insegnare a chi è nel “giro” del rock italiano e del dark. Vi consiglio vivamente se non avete idea di chi siano i Diaframma di prendere questo lavoro e poi tutti i precedenti.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















