Il nuovo disco dei DGM, intitolato “Endless”, rappresenta un ulteriore passo nella continua evoluzione sonora di questa band, che seguo fin dagli esordi con l’album “Change Direction”. Negli anni, il loro stile è cambiato e maturato, influenzato anche dai frequenti cambi di formazione, e questo album testimonia un’ altra tappa di questo percorso di trasformazione.
L’ ingresso di Simone Mularoni alla chitarra e di Marco Basile alla voce ha avuto un impatto importante nel sound del gruppo. In particolare, Basile ha dato un’impronta maggiormente A.O.R. alle linee vocali, sfoderando ritornelli molto più melodici rispetto al passato.
“Endless” è strutturato come una suite in cui ogni traccia è collegata alla successiva, quasi a creare un flusso sonoro ininterrotto. Se non si guarda il display del CD in riproduzione, sembrerebbe di ascoltare un unico lungo brano. Il risultato è un’esperienza di ascolto davvero immersiva, perfetta per un album da vivere dall’inizio alla fine come un’ unica narrazione musicale.
Tra le novità di questo album, oltre al nuovo “format”, c’è anche un cambiamento nella direzione musicale: il gruppo esplora una dimensione più prog e meno metal rispetto al passato, ottenendo così un sound complessivamente più “ammorbidito”.
Il “nuovo” sound si arricchisce di elementi inediti, con l’introduzione di strumenti a fiato come flauto e sax, suonati da Emanuele Casali (tastierista), e dal violino.
L’uso del flauto in diverse composizioni evoca il sound folk-progressive dei Jethro Tull, richiamando quelle sonorità tanto care a Ian Anderson.
Non mancano pezzi più veloci e aggressivi come “From Ashes”, che ricorda maggiormente le produzioni dei lavori passati, un brano che richiama fortemente il sound “tipico” dei DGM, per lo meno quelli conosciuti fino ad oggi.
Il brano “The Wake” evoca, attraverso il riff di chitarra e alcuni passaggi sinfonici, i Symphony X dell’album “V: A New Mythology Suite”, ovvero quelli più “progressive”. Tuttavia, in questo disco manca la forza di pezzi incisivi come “To the Core” o “Reason”, brani che incarnavano l’anima più metal della band. Di conseguenza, trovano meno spazio i riff pesanti alla Michael Romeo.
In conclusione, “Endless” segna una nuova svolta artistica per i DGM, orientandosi verso il prog-rock alla “Spock’s Beard” e distaccandosi dal prog-metal, quasi in contrasto con le aspettative di molti fan di lunga data, me compreso, che avrebbero preferito probabilmente un ulteriore “indurimento” del sound (un po’ come hanno fatto nel corso degli anni i Symphony X), anziché l’esatto contrario.
Si tratta di scelte che vanno rispettate e, anzi, meritano un applauso per il coraggio dimostrato. Questa decisione potrebbe aprire alla band nuove e inaspettate opportunità.
Il disco, d’altronde, è davvero valido, ben prodotto e suonato in maniera impeccabile: il nome DGM è sempre stato sinonimo di garanzia.
Voto: 7,5/10
Stefano Gazzola















