A quattro anni dall’ultimo full-length “Trust no one” i DevilDriver tornano con “Dealing with demons I”, e da quello che ci è dato sapere la seconda parte uscirà quest’anno. Dez e soci sono sul pezzo nuovamente dieci brani per quaranta minuti di musica devastante.
La band nata nel 2002, facciamo due righe di storia della band, dopo lo scioglimento non del tutto amichevole dei Coal Chamber. Come spesso accade, servì anche per loro il momento di rodare e fino al 2005 non ebbero la risposta su grande scala come ci si sarebbe attesi. Di fatto è ciò che Fafara avrebbe sperato come proseguimento della sua precedente band, ma come si dice sempre: “il passato è passato”; quindi via con lo sguardo al futuro e rabbia dalle casse come se non ci fosse un domani con i Devildriver.
Le strutture sonore son un mix tra groove, death melodico ed un pizzico di vecchio NU metal. Non a caso c’è chi li “categorizza” nel groove metal, e chi nel death melodico. Personalmente sono un’altra band con il proprio sound e con le proprie peculiarità per dimostrare il loro modo di vedere e vivere la musica. Strutture solide, ben rodate e con un certo appeal particolare; specie nelle chitarre che hanno una particolare scelta di campo. Il caso delle loro scelte fa comprendere meglio il senso della doppia chitarra dato che una spara riff corposi e massicci e l’altra parte con dei soli affilatissimi e tranciano senza speranza l’ascoltatore. Il tutto con delle armoniche comuni ma una risposta differente come strumenti.
Nel mezzo un basso bello carnoso, anche lui, che aumenta il muro sonoro. Una batteria al fulmicotone, massiccia, mastodontica e ipnotica. E come si suon dire “The last but not the least”: Dez Fafara una macchina vomita rabbia e distruzione in formato voce, ci sono momenti in cui non usa growl ma addirittura del pulito, vi invito a cercare i momenti per rendervi consci della cosa. Mix e master assolutamente totali e ottimi su ogni fronte, nulla è fuori posto, nulla è troppo o troppo poco; nessuno strumento, o la voce, è minimamente prevaricante sul resto.
“Iona”, “Keep away from me”, “Wishing”, “Vengenace is clear” e “You give me a reason to drink” con un featuring particolare: “Simon Blade Fafara”. (Simon già presente come voce addizionale in un album del 2007 a soli 10 anni)
Queste sono le tracce che mi hanno colpito. Menzione speciale per la conclusiva “Scars me forever” molto interessante e ottima per la chiusura di un album loro. Come sempre vi consiglio di farvi un giro su queste note e su questo “Dealing with demons I” e cercare le vostre tracce preferite.
A chiusura di questa mia recensione debbo dire che questa prima parte del concept dei Devildriver attorno ai demoni è molto interessante, una conferma del loro metodo di comporre e di, ripeto, vivere e vedere il loro modo di far metal. Attendo di ascoltare anche la seconda parte per vedere se ci saranno delle connessioni dirette con questo oppure sarà un capitolo “totalmente differente”. In ogni caso un album molto buono e con delle bordate mica da poco.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin
















