C’è un’espressione comune che almeno una volta nella vita abbiamo sentito pronunciare: “L’allievo ha superato il maestro”… Ho iniziato a pensarci quando ho letto che sul nuovo disco dei Death SS ci avrebbe messo le mani un certo Tom Dalgety, produttore ed ingegnere del suono di fama internazionale con in curriculum un Grammy e collaborazioni con, tra i tanti, Simple Minds, Siouxsie, Rammstein, The Cult e soprattutto… Ghost!!! La suddetta frase è diventata praticamente un mantra quando, nel corso di alcune interviste, lo stesso Steve Sylvester ha affermato che i contatti con Mr. Dalgety erano avvenuti con l’ausilio del management di Tobias Forge, leader dei Ghost ed, appunto, devoto discepolo dei Death SS (…per chi avesse dei dubbi, si vada a gustare un video postato recentemente su YouTube in cui lo stesso Forge antepone l’influenza dei Death SS a quella di Maiden e Metallica, nonché esprime profonda ammirazione per Steve: “Wonderful! A wonderful guy!!!”).
In realtà al suddetto mantra avevo già una risposta che, in qualche modo, è diventata un mantra a sua volta… Cioè ogni lavoro dei Death SS è sempre stato caratterizzato da sforzi artistici notevoli, estrinsecati in una perenne evoluzione sonora e concettuale. Ogni volta Steve Sylvester ha posto le basi per creare l’ennesimo capolavoro, oggetto di culto a livello ormai internazionale. Ma questa volta, in effetti, ci sono tutti i presupposti per fare ancor di più…
Nato nella mente dell’artista pesarese come musical, The Entity si è trasformato in un album rock mantenendone la trama: in altre parole questo nuovo lavoro è un vero e proprio concept album nel senso più tradizionale del termine, come quelli che conosciamo da sempre, come The Wall, come Tommy o Quadrophenia, come Welcome To My Nightmare. Incentrato sulla duplicità dell’animo umano, sul doppio “malvagio” presente in ognuno di noi, il disco arriva a valle di una lunga gestazione che ne sottintende l’elevato spessore. Citiamo le fonti letterarie solo per far comprendere quanto attenta e profonda sia la trattazione del tema: si va dai classici di Robert Louis Stevenson (necessariamente…) e James Hogg (omonimo ed antenato dell’Hogg collaboratore di Strana Officina ed amico di Steve) ad autori contemporanei come Patricia Cornwell, Valerie Martin e Mario Gazzola, dagli studi su Aleister Crowley di Kenneth Grant al mondo dei fumetti con Renzo Barbieri e la sua Cimiteria. Tutto è rigorosamente riportato nelle note e nei credits, così come i testi accompagnati da una descrizione del dipanarsi della storia, essenziale ausilio per la comprensione di un racconto estremamente articolato e complesso.
Come ha già confermato il leader in alcune interviste, abbiamo tra le mani un disco di puro heavy metal, ma secondo il sottoscritto si va oltre.
Un fraseggio ciclico e sinistro di tastiere ci trasporta in Ave Donai, un bel brano hard e magicamente caratterizzato da vocalizzi operistici nel refrain: l’entità è stata invocata! Justified Sinner è puro class metal di altissima qualità dove fanno capolino i tappeti vocali delle Erisu, oltre alla splendida chitarra di Ghiulz. Possession è la prima mazzata power speed (diciamo così…), anche questa con le Erisu presenti nel refrain… Originale l’utilizzo delle loro potenzialità, dove i loro celestiali intrecci vocali si contrappongono alla demoniaca voce di Steve, nonché alla durezza della musica. Anthemica e pregna di atmosfere cinematografiche (…guarda caso è il primo singolo, da cui ne è stato tratto uno splendido video che ben rappresenta la storia descritta nel testo), Dr. Jekyll & Sister Hyde è graziata dal magnifico lavoro di tastiere di Freddy Delirio. Two Souls è la seconda “mazzata”… Splendido il duello della chitarra con le tastiere che ci riporta ai tempi dei botta/risposta tra Yngwie Malmsteen e Jens Johansson nel Live In Leningrad. Drammatica ed intensa Out To Get Me, dove la struggente melodia ben rende idea dei tormenti interiori del Dr. Jekyll, tanto da portarlo a togliersi la vita. Fondamentale in questo caso l’interpretazione vocale di Steve, specialmente nel refrain (“…L’inferno è venuto a prendermi!”). Hell Is Revealed è un tributo in musica al buon vecchio zio Alice, con un chorus irresistibile che sarà magico nei live. Love Until Death è la seconda ballad, anch’essa romantica nel senso storico/letterario del termine, decadente e graziata da uno splendido assolo di chitarra montato su armonie neoclassiche. La sabbathiana The Whitechapel Wolf precede un vero e proprio highlight di questo lavoro: l’atipica The Evil Painter è un bellissimo brano a cavallo tra la new wave ed il post punk, comunque estremamente originale e figlio dell’eclettismo dei due autori, lo stesso Steve e Mickey E.Vil dei Mugshots. Bella, bella, bella!!! E sentite le tastiere in sottofondo cosa combinano, anche se tutta la band dà prova, se ce ne fosse bisogno, di essere composta da “signor” musicisti. Cimiteria ci avvolge nelle sue spire gotiche prima di lasciare il passo al brano che chiude il lavoro e cioè Evil Never Dies, la terza clamorosa “mazzata”!!! Power a livelli stellari, velocissima e con splendide armonie di chitarra.
Che la nuova line-up avesse un approccio più “in your face” lo si era capito già dalle prime esibizioni live. Questo ha giocato a favore della decisione di Steve di rilasciare un lavoro ineccepibilmente heavy metal, quello più tradizionale, senza spaziare troppo in generi e sottogeneri… È anche vero però che se chiudete gli occhi ed iniziate a immaginare, in una sorta di gioco mentale, la storia trasposta negli stessi brani questa volta con arrangiamenti orchestrali, proprio come si farebbe in un musical, scoprirete che questo lavoro ha una grandeur fuori dal comune.
Fondamentale l’apporto in sede compositiva quasi ovunque, insieme a Steve, del mitico Andy Panigada dei Bulldozer, da sempre collaboratore della band.
Una parola per ognuno dei componenti:
Freddy Delirio con le sue tastiere è la colonna portante dell’intero lavoro, in quanto su di esse è incentrata la regia delle atmosfere ora cupe e drammatiche, ora esplosive, ora stranianti ed angoscianti. La scelta dei suoni è stata effettuata pensando ad una vera e propria colonna sonora che accompagna tutto il dipanarsi del concept. Ed è un piacere ascoltare le sue aperture pianistiche di stampo chopiniano ed i vari momenti pirotecnici durante i tanti assoli che mai erano comparsi in questo modo su un lavoro dei Death SS.
Ghiulz è un grandissimo axeman!!! I suoi assoli sono basati su un perfetto equilibrio tra tecnica, melodia, feeling ed umori neoclassici. Come se Yngwie Malmsteen decidesse di utilizzare al meglio tutto il suo talento senza strafare…
Demeter è un bassista incredibile, tecnico, preciso, talentuoso nelle partiture più veloci come nei contrappunti. Grazie al perfetto lavoro di missaggio il suo strumento viene fuori alla grande.
Unam Talbot è tanto tecnico, con passaggi estremamente raffinati (i tempi dispari su Out To Get Me mi fanno impazzire…), quanto potente e devastante quando parte in velocità, specie sulle tre “mazzate” di cui abbiam parlato prima.
Steve Sylvester è eternamente il Vampiro!!! Il tempo per lui scorre al contrario e le sue performance sono sempre eccezionali!!!
La scelta di registrare il disco in casa, nei FP Recording studio a cura di Freddy Delirio ed assegnare il missaggio a Tom Dalgety si è rivelata davvero vincente. Ne è venuto fuori un lavoro potentissimo, con un impatto incredibile che spacca le casse dello stereo, ma con un suono estremamente pulito, definito e con strumenti e voce che si sentono tutti e bene (come dicevamo prima in particolare per il basso…).
Spettacolare l’artwork, con all’esterno una citazione da From the Inside del grande Alice Cooper ed all’interno le magnifiche illustrazioni a cura di Demeter, il bassista anche ottimo grafico.
In definitiva The Entity è un album eccezionale, l’ennesima pietra miliare che apre nuove prospettive alla band, nonostante i tanti anni di carriera alle spalle. Prova ne sono i riscontri positivi che arrivano quotidianamente dalle testate straniere.
Dicevamo dell’allievo vero? Eh! L’allievo è cresciuto, è diventato una star internazionale osannata in esibizioni live davanti a migliaia di spettatori… L’allievo piace tanto anche al sottoscritto (adoro i Ghost, è chiaro no?!)… Ma il MAESTRO era e resta insuperabile!
Lunga vita a Steve Sylvester!
Lunga vita ai Death SS!!!
10/10
Salvatore Mazzarella















