Nuovo album solista per il cantante inglese di Burnley, famoso per i suoi trascorsi con i Pink Cream 69 (dove rimpiazzò Andi Deris), Voodoo Circle e altre mille collaborazioni, tra le quali la piccola perla del 2007 con il moniker Andersen/Laine/Readman. “Medusa” è il suo secondo album solista (il primo omonimo era del 2007) e, come molto in voga di questi tempi, è stato finanziato tramite il crowdfunding. A conti fatti questo album è uno dei tanti casi che ha permesso agli artisti di pubblicare un ottimo lavoro che non sarebbe probabilmente mai venuto alla luce. David da artista navigato condensa in questo Medusa quello che gli riesce alla perfezione, cioè puntare su un hard rock con gli attributi, con tanta melodia e quel pizzico di ruffiano che non guasta mai.
Apre le danze “Madame Medusa” song sulla falsariga dei Pink Cream 69. Lo splendido duetto con Jessica Conte unito al riff incalzante la rende un opener di razza. La perfetta interazione tra voce maschile e femminile e le azzeccate scelte melodiche colpiscono al primo ascolto. Non da meno la successiva “The Fallen” dove il ritmo ne fa up tempo degno di nota impreziosito da un grande assolo e dalle incalzanti tastiere. “Generation Dead” è grandiosa con suoi riferimenti ai tempi che furono quando il cosiddetto Hair Metal veniva chiamato Street Metal e imperversava su radio e tv. Godibile anche il mid tempo di “Turned To Black” con il suo groove coinvolgente, ottimo il coro di “Shelter From The Storm” che sembra prendere spunto dagli Avantasia di Tobias Sammet. Bisogna dire che in questo album non ci sono cali di tensione. Ed infatti “Change The World” prosegue il discorso con la sua sfrontatezza molto sleazy che ci ha ricordato i nostrani Hell In THe Club. Grande anche “Mary Jane” che sembra provenire direttamente dai 70’s, con un coro spettacolare a far da ossatura alla song insieme ad una ispirata velatura blues. Ma non è ancora finita. Si rimane ancora colpiti dal ritmo di “Children Of Thunder”, ci si lascia trasportare dal caldo timbro di David sull’americaneggiante “Summer Wine” per poi rimanere soggiogati dall’epicità di “King Who Lost His Throne”, dove le scelte melodiche la rendono accostabile ai Dio.
Insomma, il background è questo. Readman non ha nessuna presunzione di portare chissà quale innovazione nel mondo della musica. Si limita, in modo encomiabile, a fare quello che gli piace e che soprattutto piace ai suoi fan. Se amate la sua voce e quel tipico hard rock di matrice europea, con chitarre urlanti e tanto groove “Medusa” potrebbe soddisfare i vostri desideri. In ultimo ad aiutare il buon David troviamo uno stuolo di grandi musicisti come Roland Grapow, Simone Mularoni e Eric Ragno, solo per citarne alcuni. Se poi aggiungiamo che è stato mixato dal mitico Dennis Ward aggiungiamo la ciliegina sulla torta. Cercatelo e fatelo vostro, non ve ne pentirete.
Voto: 8/10
Fabrizio Tasso















