Nati come continuazione di una cover band dei Testament chiamata The Preachers, i Darkhold sono un gruppo lombardo che si struttura nella forma attuale dal 2021, arrivando oggi al secondo full length “Centuries of Purgatory”.
“Ghost Shadows” evidenzia le forti influenze dark della band, anche se la loro musica è orientata al thrash classico. Il cantato di Claudio Facheris è molto sofferto e epico e la chitarra di Eros Mozzi fa un uso dell’antico e anche esagerato di wha-wha, un effetto caro alla psichedelia anni 70, anche se nel proseguimento del disco non ci sono altri episodi così netti. Il thrash classico affiora in “Roots of Arrogance “ che gioca anche sui cambi di tempo, pur avendo uno svolgimento piuttosto lineare, con un assolo che stavolta guarda a certe svisate dei Death Angel.
Dei Testament non si sente particolare influenza, anche se siamo in territorio thrash, anche se l’inizio e lo sviluppo di “The Slightering”, in qualche modo, lo ricordano. Aumenta la velocità con “Jungled Nerves” e il risultato è molto buono, mentre “Indolence Delight” fa intravedere addirittura un’attitudine djent, con l’aggiunta di un assolo chitarristico molto incisivo e moderno.
La chitarra traina “All Mine” che mette in evidenza ancora una volta l’esigenza di affinare e diversificare le linee vocali presenti sul disco, che tendono a assomigliarsi, appiantendosi a tratti, anche se si tratta di una valutazione comunque molto positiva.
Su questi binari procede “The Hunger Cave”, con una ottima orchestrazione complessiva, grazie anche a una solida parte ritmica e a una serie di riff ficcanti, un passaggio che viene sviluppato anche meglio in “Lost in Lust”, brano complesso e lungo, ma che conferma appunto quelli che sono i punti di forza della band.
“Fade Haze away” conclude il disco con un riff rovente, per una prova senz’altro positiva dei Darkhold, che anche dal vivo hanno dato prova di professionalità e carisma. Il metal italiano non ha nulla da invidiare al resto del mondo.
Voto : 7/10
Massimiliano Paluzzi
















