La storia dei Ruthless è alquanto insolita e merita di essere brevemente raccontata: si sono formati in California all’inizio degli anni 80 e hanno realizzato prima un EP nel 1984 e poi un full length due anni dopo, che a quanto ho letto aveva ricevuto un discreto successo e anche diversi elogi dalla critica. Il genere scelto era quello che andava molto in voga in quegli anni: heavy metal con accelerazioni tipicamente power e lontani richiami al thrash e al groove. I colleghi Metal Church sono forse coloro maggiormente accostabili ai Ruthless, ma se vi si associano i britannici Judas Priest non si commette poi una blasfemia: non a caso la band di Rob Halford hanno diversi punti in comune con le proposte musicali d’oltreoceano.
Dopo l’album di debutto, tuttavia, la band si è sciolta, e il progetto è rimasto in stallo per ben 29 anni! Abbiamo dovuto attendere fino al 2015 perchè un nuovo album vedesse la luce. L’album in questione, denominato “They Rise”, ha avuto in realtà una tiepida accoglienza anche fra gli amanti del genere: probabilmente la nuova formazione doveva convalidarsi e irrobustirsi per poter tornare a dire la sua a gran voce. Difatti, successivamente abbiamo visto l’uscita di ben due album fino poi a quello targato 2026 che porta il nome di “Curse Of The Beast”. La compagine attuale vede il cantante e il batterista provenienti dalla fondazione dei Ruthless, uniti ad altri tre membri che comunque accompagnano il progetto da una decina d’anni. Devo ammettere che, non essendo il genere esattamente di mio gusto, non ho ascoltato i precedenti dischi e non posso dunque farne confronti. Ascoltando per bene il nuovo album, tuttavia, è palpabile l’affiatamento e la serietà compositiva della formazione attuale. L’album ha un minutaggio di poco inferiore all’ora e dunque richiede una dedizione non indifferente per poter essere capito e assimilato nella sua interezza. I brani che lo compongono variano dalle cavalcate epiche ai rallentamenti introspettivi che poi esplodono in rabbiosi riff e scariche di adrenalina. Tutto regolare insomma, nel genere di riferimento. Il songwriting, tuttavia, sebbene sia profondamente legato alla tradizione dell’US Power Metal ottantiano, non sa mai di “vecchio” in quanto conta un livello di produzione eccellente che alza di molto l’asticella dei Ruthless nel panorama metal attuale.
Come detto prima, il genere trattato non è esattamente la mia “cup of tea”, come dicono gli anglofoni, ma mi sembra doveroso complimentarmi con la band anche per questo, per esser riusciti a catturare comunque il mio interesse e rispetto. Sono dunque fermamente convinto che chi si nutre di questo tipo di sonorità non potrà che restare soddisfatto da questa nuova fatica dei Californiani Ruthless.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















