Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla scoperta dei Master Massive, formazione svedese che non conoscevo e autrice – a detta loro – di un heavy epic metal. La definizione calza ma non poi così tanto a pennello, per varie ragioni. Innanzitutto, ci tengo a precisare che è assai difficile repairer loro informazioni online: quello che posso affermare con certezza è che il progetto era nato oltre 30 anni fa, ma per qualche ragione abbiamo atteso fino al 2015 per poter ascoltare un album: il disco di debutto, “The Pendulum”, è una lungo concept album strutturato come opera rock. Successivamente, pare che altri musicisti si siano uniti alla formazione (che in principio era solo un trio) e cinque anni dopo “Black Feathers On Their Graves” vede la luce: stavolta in totale controtendenza, il disco risulta composto da appena tre tracce ma di ragguardevole durata, e l’impronta epic si fa certamente più riconoscibile.
Infine, a sei anni di distanza, la formazione torna sulle scene, comprendendo ben sette component e rilasciando “White Shadows”, ambizioso progetto volto a far sentire la propria voce nel panorama heavy. Disclaimer: non sono un amante dell’heavy metal classico dunque il mio giudizio è quello di un non avvezzo alle sonorità, tuttavia non ho potuto che restare a bocca aperta davanti alle mille variazioni sul tema e sul sound. Le basi, come detto, sono quelle dell’heavy metal epico a tinte doom: se avete pensato ai Candlemass, siete ovviamente sulla buona strada ma solo se vi focalizzate sui tempi leggermente più veloci. Il paragone più azzeccato è quindi quello coi Virgin Steele, con Ronnie James Dio, i Savatage o perfino con gli Iron Maiden di Piece Of Mind.
I sette brani (di importante durata) che compongono “White Shadows”, tuttavia si diramano verso diverse scanalature e vanno a toccare lo stoner, il progressive rock anni 70, persino la psichedelia. Forse alcune parti dell’album potevano a mio avviso essere un po’ snellite, ma questo non penalizza un disco che può vantare una produzione più che dignitosa e una resa sonora davvero meritevole di plauso. Se l’heavy metal coi richiami agli anni 70 e 80 è il vostro pane quotidiano, non posso che consigliarvi questo album.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















