Una tre giorni all’insegna di musica, atmosfere oscure e arte. Tutto parte da René “Hades” Farrugia e dalla Hades managemet e tutto si svolge nell’assolata isola di Malta.
Questa volta l’organizzazione si sposta dalla precedente location alla “Main Ballroom” del Gianpula Village, nei pressi di Rabat e Zebugg. L’organizzazione dell’evento è stata curata sotto ogni aspetto, dalle possibili navette per permettere di arrivare dalle differenti parti dell’isola, al festival in quanto tale, passando per il cibo, le bevande e le possibili attrazioni da visitare pre festival sull’isola.
Tutto parte venerdì ed ammetto che per questioni di trasporto ho potuto solo vedere la parte finale dello spettacolo dei Nosferatu, band gothic rock inglese, che ha dato sfoggio di avere parecchio ancora da dire pur essendosi formati nel 1988 (Dispiace aver perso le prime band del venerdì, ammetto che in parte mi sono fatto perdonare recuperando alcuni album di chi ha aperto questa chermes per potermi fare un’idea).
E’ poi la volta degli Ash code, band italiana, che molti non conoscono(e fanno male) che con il loro darkwave misto a delle sonorità più liquide e quasi ambient portano l’ascolto verso differenti lidi. Addirittura con situazioni quasi synthpop; inoltre la combinata tra drum machine e percussioni reali, synth e strumenti elettrici “classici” permette loro di dare sfogo alle loro capacità compositive ed emotive; Questo viaggio interiore porta quindi la sala ad attendere l’arrivo dei lupi lusitani in modo assolutamente coerente e gudurioso.
Headliner del venerdì: i Moonspell che hanno fatto, come sempre, uno spettacolo che è di parecchio sopra la media. La band portoghese ha dato spazio sia ai brani nuovi dell’ultimo lavoro, passando per i cavalli di battaglia dei primi lavori.
Il secondo giorno si apre all’insegna delle sonorità più elettroniche Cyberia parte subito in quarta con materiale bello caustico e con capacità interpretativa non da tutti. Diciamo che la band ha ripreso le lezioni di un certo modo di fare musica di Ministry ed aggiungendovi una dose di post punk e di suoni elettronici d’annata. Sia chiaro il loro uso dei suoni retrò non è casuale, ma voluto. Il risultato è bello corposo e fa muovere parecchio le persone presenti.
Quindi gli Irrlicht band elvetica dedita a sonorità dark/goth a tinte elettroniche fino a toccare l’elettropop, anche loro come i precedenti. La band, che ha la data di fondazione nel 1996, continua quello che hanno fatto i Cyberia ovvero far danzare le persone presenti. Certo non siamo nello stesso genere, abbiamo delle differenze di approccio ma il risultato di godimento della performace e della movimentazione del pubblico è uguale.
Continuano i Pretty addicted, band elettroncia londinese. Diciamo che loro potrebbero essere quasi dei figli illegittimi di Manson e di Murderdolls ma in versione elettronica; in questo caso siamo con una deriva più “malata” e con un certo approccio più istintivo al suono.
Andiamo su tutt’altra sonorità coi The arch; band dedita ad un darkwave più vicino alle sonorità anni ’90 e fine ’80 dello sorso secolo. La band belga sfoggia una certa attitudine ed una certa facilità a coinvolgere il pubblico. Addirittura in più occasioni il cantante lascia il palco per cantare in mezzo al pubblico in modo assolutamente naturale e coinvolgente, oltre a dare l’impressione che “così si debba fare”. In ogni caso la band riesce a riportare a certe atmosfere di parecchi anni fa e facendo(mi) fare un salto indietro nel tempo.
Arriva il tempo poi degli Alien vampires, band italica in cui troviamo alcuni nomi già noti nell’ambiente metal e non solo sia romano che nazionale(chi ha detto ex Aborym?!). Qui si alza l’asticella dell’elettronica e del suono acido e distruttivo; il tiro della band e la setlist presentata spacca sotto ogni aspetto. Abbiamo momenti industrial, abbiamo momenti quasi EBM abbiamo passaggi quasi synthpop, ma di quello cattivo, e tutto fluisce in una bolgia dantesca danzante senza compromessi.
Leather strip subito di seguito; progetto solista di Claus Larsen e con lui ed il suo progetto rasentiamo l’EBM e l’industrial elettronico. Per altro progetto che dal 1988 ad oggi sforna lavori di tutto rispetto e di nuovo il dancefloor trema sotto i piedi dei partecipanti che eccitati ed estasiati da quello che Larsen propone che non si riesce a star fermi.
Siamo ora alla “zona cesarini” della serata e arrivano i Solar fake con il loro synthpop/future pop (Ricordo a chi non conoscesse che è progetto di un ex Dreadful shadow e membro dei Zeraphine, non a caso li si trova facilmente anche in festival metal in centro Europa) e come sopra, ma in termini musicali differenti il loro approccio sonoro non fa fare altro che danzare e cantare con loro i brani. Per darvi un’idea il loro set è stato coinvolgente, danzereccio ma non “eccessivo”.
Di tutt’altra caratura gli Agonize, band aggrotech(anch’essa teutonica come i Solar fake) che si presentano sul palco in modo assolutamente aggressivo come il loro sound acido, in quattro quarti a schiacciasassi senza mezzi termini. Per chi non fosse addentro l’aggrotech è conosciuto anche come Harsh EBM o Terror EBM, ovvero un EBM aggressivo e violento. Infatti alle tastiere abbiamo un “clown” maligno ed alla voce un diavolo con il giubbotto anti-proiettili. Diciamo che anche in questo caso la terra trema, ma va ammesso che se non piace il genere ci si potrebbe trovare in difficoltà.
A chiusura abbiamo i Covenant; ATTENZIONE non i The Kovenant norvegesi che per altro dovettero cambiare nome per i “nostri” di cui sopra, ma i Covenant svedesi appunto. L’intro/primo brano della band è parecchio particolare e non è propriamente comodo da “digerire”. Ma si sa che i Covenant sono un gruppo “Die hard”: o ti piace o ti fa schifo senza mezzi termini. Anche perché loro sono stati in grado di far coesistere l’elettrodark in più “versioni” nel loro modus “componendi”. Siamo di fronte a brani EBM, ad altri synthpop ed altri ancora quasi industrial ed ambient. Quindi come ho scritto poco sopra o li ami o li odi ed è amore incondizionato o odio atavico. Ed ecco che anche il loro show e la loro scaletta riflette questa coesione di generi e di stili eterogenei.
Quindi si parte con la terza giornata, e si apre con Eric13, uno dei membri dei Combichrist che si presenta in versione acustico minimale. Ovvero c’è lui e la chitarra acustica sul palco e fa il suo spettacolo solista. Ottima prova che va oltre il “cantautorato” come lo conosciamo noi e soprattutto la capacità di un’ artista di proporre la sua poliedricità non è da poco.
Segue poi la mia band: i Blut, su cui non dirò nulla, perché ci sarebbe conflitto d’interesse. Posso solo dire che personalmente è stata una bellissima esperienza, ritornare sul palco dal lontano 24 gennaio 2020 (ultima data live fatta) e soprattutto in un festival così importante come il Dark Malta.
Seguono i nostrani Psychollies che tengono il palco in modo egregio con un mix tra death rock, heavy ed un pizzico di gothic vecchio stile. Anche in questo caso il mattatore è il cantante che sul finale si “lancia” tra la folla e la fa cantare con una loro versione di “Sweet harmony”.
E’ la volta dei System noire, band teutonica dedita ad un industrial misto ad elettronica molto coinvolgente e convincente. La band fa saltare copiosamente la sala e la coinvolge sotto ogni aspetto. Grande energia, grandi capacità e soprattutto, tutt’altro che scontato, abilità a tenere il palco.
Andiamo quindi agli Eggvn, combo messicano, che infiammano il palco sotto ogni aspetto e con il loro modo di fare(per chi non sapesse suonano con un testa un cranio di caprone nascondendo di fatto la loro identità) industrial, estremamente infettato dall’elettronica, distruggono ogni minima speranza ed ogni minima positività. O balli e ti dimeni alle loro note oppure perisci sotto un muro sonoro devastante.
Diciamo che sono la versione rallentata e più “metal” dei loro conterranei Hocico, per darvi un’idea e se non avete conoscenza degli Eggvn.
Questo è solo il preludio di ciò che avverrà da qui in poi.
Infatti subito dopo di loro abbiamo i Sulpher che rincarano la dose e danno altre, ed alte, bordate alla sala in salsa industrial. Non ce n’é per nessuno. La band come la precedente trita in modo magistrale gli astanti. In questo caso abbiamo un sound che ripercorre più la parte “americana” di un certo industrial metal(vedi Ministry e vedi NiN) pur essendo britannici.
Siamo in dirittura d’arrivo e siamo di fronte ad un combo austriaco i Nachmahr che non solo suonano egregiamente, ma che coinvolgono il pubblico in un turbinio di suoni ed immagini spettacolari. Scene che si dovrebbero vedere più spesso sui palchi, ovvero il presentare non solo i brani, ma contestualizzarlo con della teatralità e delle scene(come facevano anni fa Alice Cooper, i Gwar, i Lordi e molti altri). Quindi EBM con un pizzico di teatro e di rappresentazione quasi granguignolesca. Per capire la cosa avreste dovuto esservi, non so dirvi altro.
Siamo al terzo headliner del festival: i Combichrist. I quali presentano un set completamente elettronico. Non solo per Malta, ma hanno deciso, come altre band, di proporre dei tour ripercorrendo i loro primi lavori. Quindi nuovamente “let the body set the flow!” e via si balla di nuovo senza un domani.
Piccola nota a latere: tra una band e l’altra ci sono state le “incursioni” di tre DJ che hanno fatto non solo un lavoro di “intrattenimento” tra una band e l’altra ma hanno permesso di non perdere il feeling che il festival stava dando per ogni performance. Quindi abbiamo avuto il piacere di sentire il dj set di:
DJ Vade retro, DJ Dark Energy e DJ Spectre.
Per concludere un evento che vale la pena di vivere almeno una volta nella vita. Non vi ho messo alcuna setlist, alcuna scaletta e nulla solo perché è un evento che va vissuto “alla vecchia maniera” e quindi ho provato a trasmettervi le emozioni vissute in diretta.
Alessandro Schümperlin
















