Cristiano Godano, frontman dei Marlene kuntz, decide di fare un album solista con la compagnia di Gianni Maroccolo al basso, Luca Rossi alla chitarra e cori, Simone Filippi alla batteria; inoltre troviamo Enrico Gabrielli al flauto, violino e sax; nonché alla melodica. Alice Frigerio e Valentina Santini ai cori e Vittorio Cosma al piano.
Strutturalmente siamo di fronte ad un lavoro folk/country
che dire… una versione italica di un album di Neil young e Bob Dylan, ma con l’aggiunta del “radical chic” tipico di un certo alternative rock degli anni ’90. Ps: tredici brani della versione normale più una bonus track nella versione da vinile.
a livello di post produzione, parto dal vondo, nulla da eccepire… ottimo lavoro di mixer e di scelte di campo; strumenti completamente percepibili nel complesso delle loro frequenze. Le fruste sui tamburi sono percepibili, tanto quanto il plettro sulle corde e l’archetto sul violino e persino i sussurri ed i respiri. Le tracce come accennato è un country folk parecchio rallentato e meno danzereccio rispetto a ciò che verrebbe in mente dichiarando termine “country”.
Così a pelle non posso dire nulla nelle composizioni e negli arrangiamenti a livello di errori, direi che tecnicamente non vi siano errori. Purtroppo dal mio punto i vista è un lavoro che non riascolterei, semplicemente perché non ci trovo nulla di interessante. E’ un lavoro che poteva tranquillamente essere dei kunzt e non un lavoro solista. Questo “Mi ero perso il cuore” non ha formalmente aggiunto nulla, forse sarebbe stato meglio farlo uscire come Marlene Kuntz, ma tant’é…
Se vi piace il genere di certo “Figlio e padre”, “Ciò che sarò io”, “Panico”, “Ti voglio dire” e “lamento del depresso” sono brani che in qualche modo lasciano un pochino di più il segno. Come vi ho scritto sopra faccio fatica ad arrivare alla fine di ogni brano, troppo opprimente persino per me che apprezzo ambient e doom.
Concludendo: lavoro che sicuramente farà la felicità dei fans dei Marlene che da oramai cinque anni sono a digiuno, ma che dubito lascerà il segno di qualsiasi tipo. Credo che seppur l’intento era di fare un album intimistico, personale e minimale il risultato è comunque un lavoro dignitoso ma non eccelso e neppure che sarà rivoluzionario.
Occasione mancata per Godano.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin
















