Con Jack Speak Shanties, i milanesi CALICO JACK si cimentano in un’operazione di recupero e reinterpretazione di cinque shanties tradizionali in chiave pirate folk metal. Un progetto che, sulla carta, si presenta come una gustosa deviazione nel solco della tradizione marinara, ma che all’ascolto risulta meno incisivo di quanto ci si potesse aspettare.
L’EP, della durata complessiva di 22 minuti, si apre con una versione energica ma prevedibile della celebre “Wellerman”, che fatica a trovare un’identità distinta rispetto alle numerose versioni già circolanti. Il secondo brano, “Don’t Forget Your Old Shipmate”, non riesce a decollare: l’arrangiamento resta piuttosto piatto e manca di mordente. Più ambiziosi i successivi “Off to Sea Once More” e “The 24th of February”, che tentano qualche soluzione dinamica e narrativa, ma senza raggiungere una sintesi convincente. “Spanish Ladies” chiude il disco con un tono più solenne e atmosferico, ma ancora una volta senza lasciare un segno duraturo.
Tecnicamente parlando, la produzione è il punto di forza dell’EP: curata con attenzione tra Banana Studios ed Elnor Studios, il sound è pulito, ben bilanciato e professionale. Gli strumenti risultano valorizzati nel mix, con una resa sonora nitida che mostra un livello tecnico indiscutibile. Tuttavia, questa qualità non basta a colmare la mancanza di varietà negli arrangiamenti e la scarsa personalizzazione delle interpretazioni.
Il limite maggiore di Jack Speak Shanties è proprio nella sua assenza di originalità: nessun brano inedito, strutture prevedibili, pochi guizzi compositivi. Si ha l’impressione che il gruppo si sia limitato a un esercizio stilistico ben confezionato, ma senza quel salto creativo capace di trasformare le cover in qualcosa di realmente personale e memorabile.
Va comunque riconosciuta una coerenza tematica e un’atmosfera marittima credibile, che permea l’intero lavoro e dimostra una chiara volontà di omaggiare il repertorio folk tradizionale con una veste moderna. Ma il risultato complessivo resta interlocutorio, destinato a un pubblico molto specifico.
Punti di forza: produzione curata, ambientazione tematica coerente, tentativo di fusione folk/metal.
Limiti principali: mancanza di brani originali, arrangiamenti poco incisivi, ripetitività strutturale, coinvolgimento emotivo limitato.
Jack Speak Shanties si rivolge quasi esclusivamente agli appassionati della nicchia pirate metal e delle reinterpretazioni tradizionali. Un progetto che parte da buone premesse, ma che non riesce a superare la soglia del semplice tributo, risultando più corretto che coinvolgente.
Voto: 5/10
Daniele Blandino
















