Hard rock’n’roll con una voce certamente simile a quella di Udo Dirkschneider, tanto che, se uno lo sente distrattamente, crede di essere di fronte proprio al folletto tedesco. Invece si tratta di Dag “Hell” Hofer e la Svezia è il loro paese di origine.
La titletrack ha un grande tiro, si tratta di musica non originalissima, ma certamente di grande effetto. “Kickstarter” dà proprio l’idea di una partenza alla vecchia maniera, quando le moto si avviavano con un colpo deciso di pedale. Un’immagine ben chiarita anche dalla bella copertina. Basso in grande evidenza, un suono compatto e incalzante, il disco parte alla grande. I Bullet devono anche al blues le loro influenze e “Caught in the action” ne è la prova molto evidente. L’incedere è gradevole, la voce particolare. In pista dal 2001, l’ultimo loro lavoro è datato 2018 (“Dust to Gold), i Bullet non hanno mai avuto quel successo di massa che ha arriso ad altre band, ma la loro proposta è onesta e valida. Certamente la voce simile a quella di Udo può confondere, ma a livello musicale l’hard rock’n’roll di “Open Fire” è sicuramente di buon livello. Echi di Ac/Dc in “Keep Rolling”, una cavalcata hard-boogie, comunque ben eseguita, che viene esaltata a livello vocale, mentre “Hit the Road” è più dinamica, ma il terreno musicale su cui Bullet si muovono è più o meno il medesimo. Anche “Avenger” richiama a suoni del passato, propone un coro piuttosto facile da memorizzare e da riprodurre dal vivo, con un buon assolo di chitarra e uno sviluppo nella parte finale con qualche movimento ulteriore. Vicino al metal degli esordi del genere, quello britannico, è “Chained by metal” che offre anche in questo caso un coro di rilievo e una incalzante sezione ritmica, certamente uno dei brani più riusciti della raccolta. Si tratta di una digressione, perché “Spitfire” riporta il disco verso approdi più vicini alla dimensione di Ac/Dc e simili, ma questo non diminuisce il valore dell’opera di questi svedesi, che propongono passaggi di assoluta classe, come quello centrale di questo brano, dove la chitarra compie evoluzioni molto interessanti.
La struttura dei brani è molto semplice e lineare, non ci sono divagazioni progressive, anche se il riff di “Full Throttle” è sicuramente ricercato e degno di attenzione.
Si alzano i giri del motore con “Strike at night”, con un riff decisamente attraente e una ritmica sostenuta, che valorizza una orchestrazione che qui, come negli altri episodi, è certamente curata e valida.
“Kickstarter” si conclude degnamente con il mid-tempo di “Night Fall Down”, per un disco che non propone nulla di nuovo, nel senso che i Bullet dimostrano di saper suonare e di avere imparato bene la lezione del tempo, anche se a livello compositivo, sarebbe auspicabile un salto in avanti.
Voto : 7 /10
Massimiliano Paluzzi















