Il debutto dei Brick dal titolo “Faceless strangers” del 2016 tramite Scarlet Records ha segnato il primo “vagito” della band svedese, che palesemente affonda i suoi stilemi e le sue radici nel heavy vecchio stile con quà e là dei rimandi sia power che hard rock classico. Da poco più di quattro giorni il nuovo lavoro dal titolo “Done counting my scars” esce per sliptrick e ci ricorda che la band c’è e vuol farsi sentire.
La differenza principale del loro hard and heavy è che seppur influenzati da Jon Lord, principalmente per il suono dei synth, e soci è la produzione che è attuale e a tratti la band recupera certi arrangiamenti più moderni che rendono l’ascolto non troppo “datato”.
Basti sentire le chitarre, che a più riprese, risultano più vicine a melodic death ed al groove metal e che sono quindi certamente più attuali del tipico suono heavy metal anni ’80.
La batteria risulta gradevole, né minimale né manieristica. Unico appunto che mi posso permettere è che avrei preferito delle code meno lunghe dei piatti ed un rullante con un pochino più di basse. Il basso mi verrebbe da dire “c’è ma non si vede”, o meglio non si sente bene.
Nelle parti con gli arrangiamenti melodic death e groove metal il basso si confonde con le frequenze basse delle chitarre, nelle parti più “eighties” viene inglobato parzialmente dalle frequenze basse della batteria e di alcune frequenze dell’organo.
La voce ha un pregio notevole, pur essendo parecchio impostata in più punti, non risulta eccessivamente forzata sui frangenti acuti, che per altro rendono e non risultano “forzati” o in stile “farinelli”. Inoltre le parti più ruvide ed “arrabbiate” sono gestite piuttosto bene, anche con l’apporto dei cori di rinforzo.
Le chitarre sono interessanti, seppur fanno da pendolo con riff vecchi e suoni nuovi in continuazione. Va però detto che la post produzione delle stesse è molto curata e gestisce al meglio le loro parti rendendole armoniose con il tutto e non invasive.
“Done counting my scars” che è anche title track, “Americans first”, “Shy of seventieen”, “Beloved congregation”, “I am war” e “No1 fan” sono le tracce che più di altre rappresentano le mie parole. Vi esorto, come sempre, a far vostro questo lavoro e trovare le vostre preferite.
I Brick con questo “Done counting my scars” non risultano una band che ha reinventato il metal, anzi, ma hanno presentato un lavoro che per un tre quarti è orecchiabile e facilmente si può canticchiare. Le sonorità sono a stelle e strisce al mille per cento; le uniche variabili sul tema sono alcuni passaggi in stile sabato per la batteria, e chitarre soliste al seguito. Direi che se siete appassionati per il metal vecchio stile ma con un occhio alla produzione loro possono fare al caso vostro.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















