La Frontiers crede molto nei Blue Öyster Cult, evidentemente confortata in questo pensiero da lusinghieri dati di vendita. Sono molti, infatti, i dischi dello storico gruppo statunitense, giunto al 50° anno di attività e celebrato con almeno due ponderosi live, i dischi pubblicati dall’etichetta di Serafino.
Quello che esce in questi giorni è un disco in studio, che propone materiale composto dal 1978 al 1983 e una traccia del 2016. Tutti brani inediti, quindi, in condizioni normali, si tratta di scarti di opere importanti uscite in quel momento. Il risultato non è certo disprezzabile, nel senso che la produzione di questa grande band autorizza sicuramente una operazione del genere.
Il progetto di recupero è stata portato avanti dall’ingegnere del suono George Geranios , comunque membro importantissimo dello staff e della struttura dei Blue Öyster Cult, che ha ripescato questi brani incisi in forma analogica all’epoca e ha dato loro uno spessore sicuramente più moderno, a parte la traccia del 2016, “If i fell” registrata già in digitale, pur trattandosi di un brano acustico e non particolarmente significativo, nell’ambito della generalità di “Ghost Stories”.
Queste operazioni di recupero di materiali scartati e datati si verificano con una certa frequenza e spesso la qualità è decisamente poco rilevante. In questo caso, possiamo dire che la produzione riesumata aggiunge poco alla storia dei BOC, ma i brani sono gradevoli e saranno apprezzati dai fan della band. Per chi li conosce poco, è preferibile partire magari dai due recentissimi live pubblicati proprio da Frontiers, che, con grande completezza, narrano la storia musicale della band.
Per quanto riguarda “Ghost Stories”, intanto si deve dire che c’è una strepitosa copertina, con un disegno veramente bello. Venendo alla musica, si tratta di musica chiaramente datata, nel senso che si capisce che sia stata composta e eseguita alla fine degli anni 70.
“Late night street fight” è un classico brano dei Blue Öyster Cult, con il basso in evidenza e le sonorità, impasti vocali e assoli tipici della loro produzione dell’epoca, ma è comunque una signora canzone. La formazione è quella storica : Eric Bloom, chitarra, tastiere e voce, Albert Bouchard voce e batteria, Joe Bouchard al basso, chitarra, tastiere, percussioni e voce, Allen Lanier alla chitarra e alle tastiere e Donald “Buck Dharma” Roeser alla chitarra e alla voce.
“Cherry” è una specie di arena song, con un coro da concerto e una struttura tendenzialmente melodica, mentre “Supernatural” è più rarefatta, con chitarre non particolarmente graffianti ma incisive, “We gotta get out of this place” è sincopata, con la voce di Buck Dharma che conferisce al brano quell’indirizzo “spaziale” tanto caro alla discografia di questa straordinaria band. La matrice hard-blues emerge in “Soul Jive” con la consueta perizia tecnica, esaltata da un assolo semiacustico di grande livello. “Gun” si muove in una dimensione più sinfonica, con la voce quasi in secondo piano, con “Shot in the dark” è realizzata in stile vagamente honky-tonk, con un pianoforte in primo piano. “The only thing” propone una specie di psichedelia melodica, eseguita con grande personalità da parte dei Blue Öyster Cult. Viene anche riproposto una delle cover che il gruppo eseguiva sempre dal vivo, ovvero “Kick out the jams” degli MC5, brano mitico degli anni 70 e uno dei pezzi più iconici della storia dell’hard rock. Inutile dire che la versione è veramente top. Altro brano con il pianoforte in primo piano è “Money Machine”, discretamente trascinante, mentre “Don’t come running to me” è, probabilmente, il miglior pezzo di questo “Ghost Stories” per la sua dinamicità e potenza, più moderno e vicino alle ultime produzioni, con synths e un impasto melodico di ottimo livello.
In definitiva un disco certamente rivolto al passato, ma di gran classe.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















