Wunderkammer, ultima fatica dei veneti Blind Golem, è uno dei dischi più belli che ultimamente c’è capitato di ascoltare. Naturale quindi la voglia di scoprire le sue peculiarità, ma anche di conoscere meglio il mondo dei Blind Golem attraverso le parole di Francesco Dalla Riva che insieme a Silvano Zago, anche lui presente in questa chiacchierata, costituiscono il motore trainante dell’intero progetto.
Ciao Silvano, ciao Francesco!!! Ancora complimenti per questo bellissimo lavoro, Wunderkammer!!! “La Stanza delle Meraviglie”… Come vi è venuto in mente questo titolo che ben si sposa alla magnifica musica in esso contenuta?
Grazie! Il titolo è una parola che mi affascina da tempo e che fa riferimento a una moda nelle case nobili dei secoli scorsi, prima che esistessero i musei veri e propri, dove si mostravano curiosità, stranezze e meraviglie assortite. Ne esistono diversi esempi in Italia. La cosa buffa è che quando abbiamo iniziato a proporre idee per intitolare l’album, anche Silvano ha proposto la stessa parola, senza che ne avessimo parlato prima. Esprime bene l’immagine di entrare in un mondo particolare e bizzarro.
In sede di recensione ho cercato di evidenziare come abbiate dedicato molta attenzione alla fase di composizione. Il risultato è un disco con nessun riempitivo e brani uno più bello dell’altro. E’ stata una scelta meditata o avete lasciato fluire liberamente le emozioni?
Beh, una cosa non esclude l’altra! La composizione dei nostri brani è di solito abbastanza spontanea, legata più al cogliere la giusta melodia e il giusto sviluppo per ogni idea, che non ad arrangiamenti studiati a tavolino o troppo meditati. Detto questo, è vero che in questo album, come anche nel precedente, abbiamo cercato di proporre non una semplice sequenza di pezzi messi in fila, quanto un percorso che valorizzasse l’intero album, dove ogni brano ha una sua identità e peculiarità rispetto agli altri e si incastra come un tassello unico. Mi piacciono gli album che fanno questo, dove ogni canzone ha una sua atmosfera particolare e dove non si ha l’impressione di ascoltare 10 variazioni di un’unica soluzione.
Siete leader di una formazione storica, i Bullfrog, dediti all’hard rock ed all’hard blues, che si discosta dall’hard prog sinfonico dei Blind Golem. Quali le differenze nell’approccio in fase compositiva?
I Bullfrog sono un power trio, nella tradizione di Cream, Experience, quindi c’è molto spazio per le dinamiche tra i tre strumenti, per l’improvvisazione, per la spontaneità, sia in studio che dal vivo. I pezzi nascono in sala prove, da un riff, una sequenza di accordi o da un’idea anche breve. Con i Blind Golem, le composizioni sono più strutturate e nascono da demo più o meno definiti che sviluppiamo io e Silvano ma i cui arrangiamenti sono abbastanza chiari già dall’inizio e che poi vengono sviluppati, integrati, eventualmente rivisti collettivamente.
Gli Uriah Heep sono il riferimento principale, ma mi stupisce la naturalezza con cui inserite all’interno delle vostre composizioni il riffing a tinte porpora, il pomp inglese dei Magnum, quello americano dei Kansas ed elementi di prog italiano, questi ultimi quasi a donare un sapore mediterraneo alle composizioni…
E’ vero, questa cosa ci è stata fatta notare anche per il primo disco ma non è assolutamente una cosa studiata o predefinita. Io ascolto centinaia di band e amo moltissimi dischi. E’ naturale che in fase di composizione certi riferimenti emergano in modo più o meno evidente. E’ anche divertente notare come persona diverse colgano influenze diverse, non sempre preventivate. A esempio, io avrei detto che l’influenza di gruppi come Asia e Lucifer’s Friend fosse scontata ma, invece, qualcuno ha piuttosto sentito nella mostra musica Procol Harum, PFM, Orme. Tutti gruppi che amo, del resto.
Gli arrangiamenti, così come le sezioni strumentali, sono molto ben curate!!!
Grazie. Direi che, in linea di massima, quando nascono i nostri brani abbiamo già un’idea abbastanza precisa di chi suonerà quali parti. Forse l’essere bassista ma anche un cantante mi aiuta ad avere una visione finale dello sviluppo del brano. E’ anche vero però che alcuni passaggi sono lasciati più liberi e parti all’improvvisazione. Anche in studio, alcuni momenti sono nati in fase di registrazione ma dal vivo cambiano ulteriormente.
Dopo la composizione dei brani, come siete passati alla loro realizzazione definitiva? In che misura hanno collaborato i vostri ottimi compagni di band?
Per quanto i demo che preparo siano accurati, il momento quando poi si suona insieme è il vero banco di prova per le idee: talvolta qualcosa che in testa propria suona grandioso, una volta eseguito realmente si sgonfia o, viceversa, può emergere qualche spunto che suonato insieme risolve la canzone. E’ il caso, nel disco, di “It happened in the woods” che ha attraversato diversi arrangiamenti e che solo con l’apporto di tutta la band ha trovato la sua veste definitiva. Direi che il verdetto della sala prove è sempre definitivo e spesso imprevisto.
E allora, vogliamo presentare Andra Vilardo, per il sottoscritto il Bob Catley italiano, Simone Bistaffa e le sue magnifiche tastiere e Walter Mantovanelli, instancabile e precisissimo motore ritmico.
Andrea ha una timbrica molto melodica e una notevole estensione, la sua voce dona una certa eleganza ai pezzi che è preziosa. Il riferimento a Bob Catley è per noi tutti molto lusinghiero, un artista eccezionale e unico. Magari Andrea ti citerebbe tra i suoi modelli anche Klaus Meine, Steve Perry, Steve Lee, Ronnie Dio e, ovviamente, David Byron. Simone ha un orecchio musicale incredibile e in fase di arrangiamenti il suo apporto è fondamentale; inoltre, ha molta esperienza dal vivo e capisce istintivamente cosa funziona meglio per un brano. Tra l’altro è anche un ottimo chitarrista e bassista! Walter è un musicista con cui è facilissimo collaborare, molto preparato, umile e sempre a disposizione per la riuscita del pezzo.
Silvano, il tuo stile è estremamente elegante. Sei sempre a servizio dell’insieme ed esplodi con i tuoi virtuosismi sempre al momento giusto. Quali i “guitar-hero” che ti ispirano da sempre?
Grazie dei complimenti! i miei chitarristi di riferimento sono i grandi degli anni 70. Ce ne sarebbero mille, ma, per citarne alcuni, ti dico Jimmy Page, Ritchie Blackmore, Jimi Hendrix, Rory Gallagher, Paul Kossoff… Andando su chitarristi più attuali, in questo momento quello che mi emoziona di più è Warren Haynes.
Francesco, sei autore di una splendida prova alla voce in due brani del disco. In particolare nella splendida How Tomorrow Feels!!! Inoltre il tuo basso è sempre in movimento, dato che oltre al supporto ritmico arricchisci i brani con un notevole lavoro di contrappunto. I tuoi modelli di riferimento come singer e come bassista.
Grazie! Sento particolarmente quel pezzo, il cui testo ricorda un amico e fan dei Blind Golem scomparso durante la lavorazione del disco. Mi è sempre piaciuto suonare e cantare insieme e molti bassisti/cantanti sono tra le mie influenze, come Jack Bruce, Geddy Lee, James Dewar. In generale, tra i cantanti citerei Phil Mogg, Paul Rodgers, Phil Lynott, David Coverdale ma anche Doug Pinnick, Steve Marriott e Danny Bowes. Per i bassisti, Neil Murray, John Entwistle, Andy Fraser, Chris Squire, potrei proseguire a lungo!
Splendido l’artwork che si presenta nelle mani di coloro che comprano il disco. Come siete entrati in contatto ed in che modo avete interagito col grande Rodney Matthews (autore di molti lavori per Magnum, Nazareth, Asia, Avantasia…)
Ovviamente, siamo fan di Rodney e del suo lavoro da decenni, avendo sognato sulle sue copertine per Diamond Head, Asia, etc. Già per il nostro primo album eravamo riusciti ad avere un suo lavoro per l’artwork, quindi ci piaceva l’idea di dare continuità alla collaborazione e l’abbiamo contattato anche per “Wunderkammer”. Lui è un fan del rock classico, tra l’altro, e capisce perfettamente i nostri riferimenti musicali e anche di immaginario.
Un ricordo del mitico Ken Hensley (storico tastierista degli Uriah Heep), che conoscevate molto bene…
Beh, il ricordo di Ken è per noi fonte di ispirazione e di entusiasmo. Aver collaborato con lui è stato per noi una cosa un po’ surreale, pensando a quando, poco più che giovinastri, ammiravamo il suo songwriting con gli Uriah Heep. Riascoltando “Wunderkammer” a mente fredda, direi che qualche momento è stato sicuramente ispirato dal suo lavoro, come ad esempio la melodia di “How tomorrow feels”. E’ stato un grande compositore, molto personale e originale e a noi piace, con la nostra musica, indugiare in atmosfere che lui ha immaginato per primo.
Ormai collaborate da anni con Gianni Della Cioppa e la sua Andromeda Relix. Un rapporto di stima reciproca…
Esatto! L’amicizia con Gianni è pluridecennale e ha dato modo anche di produrre insieme diversi dischi dei Bullfrog. Il suo entusiasmo per il progetto Blind Golem è sempre stato un ingrediente fondamentale e anche di ispirazione per la riuscita dei nostri due dischi. Gianni è una persona molto positiva, energica e passionale, tutti aggettivi che si sposano anche con la nostra band!
Cosa c’è nel futuro dei Blind Golem ? Sul fronte live in particolare?
Stiamo promuovendo il disco dal vivo. Le occasioni per suonare live non sono per noi tantissime, visti che nessuno di noi è musicista professionista e abbiamo tutti lavoro, famiglie e impegni da conciliare con la musica. Ci piacerebbe suonare di più, viste anche le offerte che abbiamo ricevuto anche dall’estero; in compenso, cerchiamo di rendere speciale ogni occasione e di non darla per scontata. Il prossimo appuntamento confermato è per il festival Isolarock, in provincia di Verona a maggio, un palco prestigioso e saremo orgogliosi di calcare.
A voi la chiusura di questa chiacchierata con le vostre parole!!!
Grazie a chi supporta la nostra musica e a chi, in un periodo in cui è poco di moda, ancora ha tempo per emozionarsi e viaggiare con le note di un album rock! Ciao!















