Dopo un anno esatto da “Inspirations” torna il progetto Barnabas Sky che, per la verità, non ha avuto il successo che avrebbe meritato, non fosse altro che per i nomi che mette in campo, insieme all’intraprendente Pride & Joy Music, etichetta con idee e qualità.
Come per il disco precedente, qui c’è la partecipazione di personaggi importanti e, in ogni caso, un gruppo che si permette di affidare il ruolo di corista a due big del metal melodico mondiale come Paul Sabu e Stephan Hugo, non deve essere certo di secondo piano. Un po’ come avere Messi e Ronaldo per fare due passaggi in giardino, oppure Leclerc come autista.
Nomi grossi, dunque, ma non troppo risalto. Perché? Secondo me per il semplicissimo motivo che siamo di fronte a una parata di stelle dell’interpretazione, ma operano su composizioni accettabili, ma non devastanti. I brani, infatti, scorrono via bene, ma manca quello che i direttori dei giornali definiscono l’effetto c….o, ovvero qualcosa che faccia saltare sulla sedia chi ascolta metal da anni e queste canzoni le ha sentite più volte.
Certo, tutti ottimi brani, suonati a regola d’arte, cantati ancora meglio, ma non c’è nulla di sorprendente, di originale, che giustifichi questo spiegamento di forze. Anzi, a livello di idee, mi sembra un passo indietro rispetto a “Inspirations” che io stesso avevo recensito lo scorso anno.
In ogni caso, la title-track è un hard rock trascinante e la voce di Danny Vaughn dei Tyketto è di una categoria top, così come quella di Jesse Damon dei clamorosi Silent Rage in “Grant me a wish from heaven” e la leggenda Paul Sabu ai cori. Brilla anche Dan Reed dei suoi Network nella danzereccia “Take a Ride” e che dire di Doogie White ex Rainbow. Alcatrazz e altro, nell’old hard rock di “Circus of delight”. Per il resto siamo su buoni livelli, con la curiosità di “One or the other” che ci rimanda al disco “Forget the rain” dei Shotgun Symphony per sonorità e atmosfera.
In attesa di un nuovo esperimento di questo tipo, ascoltiamo questo disco che potrebbe lanciare ancora di più la moda dei multicantanti. A condizione, però, che si alzi il livello compositivo, perché di hit vere e proprie non ne contiamo molte e, quindi, possiamo parlare di spreco.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















