“Okkult III” nome del terzo capitolo, e tecnicamente finale, della trilogia di dischi intensi e importanti per gli Atrocity.
Di fatto il primo capitolo, e se vogliamo anche “Atlantis” e “After the storm” prima di esso, ha riportato la band verso lidi più vicini agli esordi e a quello che è stato il modus operandi della band per arrivare al successo.
Dopo le derive più goth-industrial e quasi elettro dark (ripeto QUASI) la band ha ricominciato a fare death con alcune accortezze in più: se da un lato la consapevolezza di poter fare anche altro e non solo “death vecchia maniera”, purtroppo non sempre ben accettato dalla loro fanbase, sono stai anche coscienti del fatto che potevano utilizzare le esperienze passate per fare un nuovo tipo di death. Nuovo per modo di dire, nel senso che hanno inserito più impatti sinfonici e innesti orchestrali rispetto ai primordi e questo ci porta al nuovo lavoro.
Cosa troviamo quindi in questo “Okkult III”?! Troviamo del composto simile ai lavori pre “Blut”, capolavoro della band a mio avviso, con alcune accortezze in arrangiamenti, post produzioni e compositive moderne. Quindi se da un lato troviamo la batteria a rullo compressione; troviamo una chitarra che taglia in modo chirurgico l’aria; abbiamo delle orchestrazioni che, rispetto al passato “recente” della band, sono appena accennate e fanno da riempitivo delle composizioni di mister Alexander Krull. La voce assolutamente rabbiosa e cavernosa come in passato.
Il basso, purtroppo, come spesso accade risulta poco percepibile ma rispetto ad altri gruppi si sente.
“Priest of plague”, “Malicious sukkubus” che ha al suo interno due guests di livello: Elina Siirala dei Leaves eyes(ma qui Krull ha giocato in casa) e Zoë Marie Federoff dei Cradle of filth, “Born to kill”, “Cypka” (serial killer polacco conosciuto come il macellaio di Niebuszewo) in cui troviamo Igor Górewicz per le parti di “spoken words” dell’album, “Teufelsmarsch” che già il titolo è un programma(“la marcia dei diavoli” ndr) e l’intro lo è ancor di più troviamo al suo interno Robse Dahn degli Equilibrium e Misstiq, tastierista e produttrice australiana conosciuta ai più per la sua avvenenza e per le sue versioni alternative di classici del metal ascoltabili su youtube, con le orchestrazioni aggiuntive.
Di tutto questo “ben di dio” capisco poco il fatto che sia in doppio cd. Sia chiaro non è “vietato” fare un doppio cd di death metal, ma è strano fare un secondo cd con la versione “Karaoke” dato che il secondo cd è tutto il primo cd MA in versione strumentale. Niente arrangiamenti differenti, niente versioni alternative; solo le versioni strumentali dei dieci brani che compongono questo album.
Complessivamente un lavoro di ottimo livello, con luci e ombre come accade sovente quando non abbiamo un capolavoro davanti; di certo possiamo dire senza ombra di dubbio che il loro ritorno alle origini gli permetterà di recuperare quei fans che si erano staccati, e stancati, del periodo “dark-depeche mode” che colpì diverse band tra death e gothic metal ad inizi duemila e che nel caso degli Atrocity si è protratto per parecchio.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















