Arriva al traguardo del decimo album uno dei gruppi più popolari nella scena Death Metal internazionale degli anni ’90. Gli olandesi Asphyx. Tanto di cappello, per carità, per la loro longeva carriera “musicale”. Purtuttavia, senza peli sulla lingua, cerchiamo di essere onesti in tutto e per tutto. E’ ben chiaro a tutti quanto l’operato degli olandesi, così come di tutti i “sopravvissuti” della scena di quel periodo (si pensi a Benediction e Gorguts, anch’essi con un album in uscita nell’ultimo periodo), sia assolutamente mirato a perpetuare certi stilemi “brutali” e caotici nati e pasciuti durante l’ultimo decennio del ventesimo secolo. Tuttavia, almeno personalmente, mi sono sempre chiesto se… ce ne fosse bisogno. Ricordo le principali correnti dichiaratamente anti-musicali, oscure, macabre e costruite esclusivamente sulla cosiddetta “estetica dell’antiestetica” dei suoni di chitarra e sulle voci stile “sgorgo di lavandino”… Death, Grind, Death/Grind, Brutal, tutta roba filiata dal Thrash (ed in parte dall’Hardcore), ma portata avanti in maniera sempre più estrema, bestiale, fino a toccare il parossismo ed in parte addirittura la parodia. Ora… gli Asphyx, nonostante la consueta produzione cruda e ferale quel-tanto-che-basta presente anche su “Necroceros”, non hanno mai spinto il ritmo più di tanto, sviluppando invece una certa propensione verso ritmi più cadenzati, oscuri… “doommeggianti” in una sola parola. Sul nuovo album abbiamo effettivamente brani come “Three Years Of Famine” in cui le atmosfere più oscure ed apocalittiche vengono riproposte, con la consueta discreta padronanza delle capacità tecniche a disposizione della band. Però, il sunto resta lo stesso. Con tutte le trasformazioni che la musica Metal ha avuto negli ultimi decenni, con tutte le produzioni più elettroniche e soprattutto con tutte le “uscite dal seminato” più assurde (Mathcore, Deathcore, Noisecore e chi più ne ha più ne metta), che in fin della fiera hanno già ridotto i nostri apparati auditivi a colabrodo… abbiamo ancora bisogno di spaccarci le orecchie con il classico Death Metal (anzi, in questo caso, Death-Doom Metal)? Non ne ho idea. Riconosco comunque che le mie considerazioni possano risultare indigeste ai fan del genere (dopotutto, è solamente il pubblico degli acquirenti che ha voce in capitolo). E che il disco in questione avrà un suo mercato presso tutti gli estimatori del classico Death Metal. Tra i quali non mi trovo di certo io. Ma ancora oggi, non riesco a capacitarmi su una cosa: quanto siamo andati lontano dalla musicalità, al solo scopo di apparire “estremi”. A rivederci alla prossima spaccata di orecchie.
Voto: 6/10
Alessio Secondini Morelli















