Con una operazione simile a quella fatta anni addietro da un grande del basso come Stuart Hamm, ma con tratti molto personali e di assoluto valore musicale e tecnico, il bassista italiano Alberto Rigoni propone un disco davvero bellissimo e molto sofisticato.
Innanzitutto, visto che ci occupiamo di metal, è bene dire che di metal qui non c’è molto, a parte un brano neoclassico. Per il resto c’è davvero pane per ogni gusto, con dei picchi compositivi di rilievo e orchestrazioni, grazie al talento di Ermolli, che potrebbero esaltare qualunque pellicola.
Dedicato al padre recentemente scomparso, “Songs for souls” si avvale della partecipazione di artisti di assoluto valore. Ognuno di loro ha una storia importante e un futuro luminoso. Jordan Rudess, tastierista dei Dream Theater, Jennifer Batten, per anni chitarrista di Michael Jackson e recentemente autrice con Sherer di un grande album di class metal, Marc Zonder, batterista culto prima con i Warlord e oggi con Fates Warning e altro ancora, sono quelli più conosciuti, ma ci sono italiani di grande qualità come Tommaso Ermolli, Edoardo Taddei, Fabrizio Leo, Alessandro Bertoni.
Ne esce fuori una produzione perfetta, che è disponibile in digitale andando anche sulla pagina Facebook dell’artista, che esplora sentieri impervi, ma tutto tenendo ben presente la musicalità e l’armonia.
Non è certamente una masturbazione musicale fra fenomeni, ma tutto è funzionale all’ equilibrio dei brani e alla loro resa sonora. Certamente la classe è classe e “L’origin du monde” ci dimostra perché Rudess è un top class, in un brano molto vicino alla new age, dove ovviamente le tastiere ci trasportano in un mondo parallelo.
I tempi anche difformi di Zonder sono un esempio di come si possa essere creativi anche alla batteria e ogni suo tocco è qualcosa di magico. “Talking with my demons “ con Alessandro Bertoni è un prog che deve molto alla capacità compositiva dei Goblin e del maestro Claudio Simonetti, che ha recentemente festeggiato 70 anni, dei quali 50 da musicista.
“Youth” mette in evidenza la versatilità chitarristica di Jennifer Batten, che utilizza sapientemente anche l’elettronica applicata allo strumento per trovare suoni molto particolari, che richiamano certe partiture di Holdsworth e Gambale, sia pure nel pieno della personalità compositiva che pervade tutto “Songs for Souls”. Rigoni si ritaglia i suoi spazi da protagonista, come in “Suddenly” e “Silence” o nella iniziale “The miracle”, ma senza eccedere, dimostrando che il suo ego e la sua notevole perizia tecnica sono del tutto al servizio di un progetto molto importante come quello racchiuso nell’opera di cui stiamo parlando.
“Battle” è un gioiello di musica adatta a una colonna sonora, che mette in evidenza la capacità di orchestrazione di Tommaso Ermolli per un brano straordinario, replicato da “Peaceful Acceptance”.
Il metallo fa la sua apparizione nel pezzo neo-classico “Keep on fighting” dove Edoardo Taddei fa lo shredder sia pure con grande influenza fusion, in un brano dove Zonder stupisce ancora una volta per la classe interpretativa che dimostra.
“Souls never die”, presumibilmente dedicata al padre, vede il chitarrista fusion Fabrizio Leo, famoso per collaborazioni con tutti i big della musica pop italiana ( le bollette vanno pagate, alla fine!!!) con assolo di Marco Sfogli della Pfm e finale da brivido in un pezzo prog oriented.
Un disco questo che deve essere ascoltato, quantomeno per comprendere che l’Italia è piena di talento musicale e non si ferma al festival di Sanremo. Alberto Rigoni fa centro e mi auguro che molti lascino da parte i pregiudizi e godano di un’opera davvero molto bella e emozionante.
Voto: 8,5/10
Massimiliano Paluzzi















