Registrato durante le stesse sessioni dell’acclamato debutto Death·Chaos·Void (2023), Connections to the Erebus è il nuovo EP degli AKOUPHENOM, quartetto estremo di A Coruña, che qui propone quattro tracce per poco più di venti minuti di musica. La produzione è ancora una volta curata da Simon Da Silva presso lo Empty Hall Studio di Madrid, mentre l’artwork è firmato dal batterista Prgich, garantendo una continuità visiva e concettuale con il disco precedente.
Il risultato, però, non è all’altezza delle premesse. L’EP prosegue sì nel solco tracciato da Death·Chaos·Void, ma lo fa con meno ispirazione, trascinandosi tra idee già sentite e strutture troppo dilatate, incapaci di reggere la tensione o di evolversi efficacemente.
Track-by-track
- Absurd of the Arkhe – Un’apertura ambiziosa, quasi 12 minuti, ma senza una vera direzione. La stratificazione sonora è interessante, ma viene soffocata da loop stanchi e da una scrittura dispersiva. L’atmosfera c’è, ma la violenza resta trattenuta.
- Extrema Unción – Un po’ più coesa nella sua alternanza doom/death, con qualche trovata ritmica riuscita, ma ancora una volta frenata da una durata eccessiva.
- Abismo – Il brano più debole: piatto, derivativo, con pochissima evoluzione interna. Un’estensione superflua di quanto già detto nei brani precedenti.
- Limbo – Una chiusura sorprendente. Brano strumentale, meditativo, con un uso del pianoforte che finalmente apre un varco emotivo e stilistico. È il momento migliore del disco e quello in cui la band mostra il coraggio che manca altrove.
Punti di forza
Produzione curata: suono definito, cupo ma non impastato.
Coerenza concettuale: artwork, suoni e tematiche mantengono una forte unità.
Finale evocativo: Limbo è un esperimento riuscito e benvenuto.
Limiti evidenti
Durata sproporzionata rispetto al contenuto: la lunghezza dei brani non è giustificata.
Ripetitività: manca una reale progressione tra i pezzi.
Poca originalità: si resta nel solco del genere, senza uscirne davvero mai.
Connections to the Erebus è un’uscita interlocutoria. Non è un brutto disco, ma è un passo indietro rispetto al debutto. Gli AKOUPHENOM confermano un buon potenziale atmosferico, ma dovranno osare di più e scrivere meglio per mantenere l’interesse acceso. Per ora, solo per fan già conquistati.
Voto: 3/10
Daniele Blandino















