Oh ma che bel disco! Quando gli stilemi del Death e del Black Metal si fondono in un equilibrio perfetto, ecco che nascono i dischi estremi migliori degli ultimi tempi. E i Necrophobic ne sanno qualcosa: sono già alla loro nona prova su album. L’esperienza degli svedesi si vede tutta: ogni brano è violentissimo. Ma anche estremamente musicale. Le parti di chitarra, brutali ma zeppe di melodie ed armonie profuse a tutta velocità, sono quanto di meglio possa uscire in fatto di Extreme Metal svedese oggi giorno. Un paradiso (pardòn: un bellissimo Inferno) per ogni amante della 6 corde nel Metal estremo. L’atmosfera infernale è garantita dalla giusta produzione nonché dalla selvaggia performance vocale di Anders Strokirk, che riesce a decantare i suoi inni infernali con la giusta verve di derivazione profondamente demoniaca, senza apparire eccessivo o fuori luogo (tra l’altro ci tengo a segnalare le guest vocals del grande Schmier dei Destruction sulla finale “Devil’s Spawn Attack”, un attacco a doppia voce veramente infernale!) Fanno oltretutto grande impressione, nel senso buono, alcuni assoli di un tapping relativamente “classicheggiante”, oppure estremamente melodici (come mai mi era capitato di ascoltare in un album di Black/Death svedese) nonché quelli che almeno a primo ascolto paiono singoli interventi di keyboards soliste, che non fanno altro che arricchire il già sostanzioso e riccamente ornato humus musicale presente in “Dawn Of The Damned”. Sono fermamente convinto che, dopo gli At The Gates, i Dissection e i Naglfar, stia per giungere il momento proficuo anche per i Necrophobic. Perché il Death svedese è così melodico, ho visto chiedere in giro come titoloni di alcuni articoli di settore. Non lo so e non è che m’importi molto, mi basta che i risultati artistici siano d’alto livello. Bravissimi Necrophobic!
Voto: 10/10
Alessio Secondini Morelli
















