Capolavoro. Senza se e senza ma.
Album coltissimo dei nostrani Dawn of a dark age, progetto capitanato da un artista veramente geniale come Vittorio Sabelli che, con questa opera, fa rivivere la saga del Sannio e dei Sanniti e, in particolare, la storia e i misteri de “La Tavola Osca”.
L’album è ricchissimo di collaborazioni, tra cui il cantante Emanuele Prandoni, il soprano austriaco Antonia Gust, il percussionista Marco Molino e il flautista Simone Del Papa.
La copertina raffigurante la Dea Kerres è opera dell’artista francese Joanna Maeyens.
La proposta è indiscutibilmente Black Metal, ma non è il classico black a cui siamo abituati.
Il folk si unisce, infatti, in maniera felicissima alla visceralità del black norvegese più crudo, ricordando
spesso le cadenze e le atmosfere tipiche dei Satyricon di Nemesis divina.
Il cantato, in italiano, è efficacissimo, grazie alla voce feroce ma allo stesso tempo attenta alle soluzioni armoniche, in modo tale dall’ancorarsi alla perfezione all’intenso e trascinante tappeto sonoro.
Trovarsi di fronte ad un lavoro del genere non è mai il massimo per un recensore, perché non è proprio facile riuscire ad esprimere a parola tutta questa bellezza ed intensità.
Io lo ripeto spesso: se esiste un genere nel quale gli italiani non hanno nulla, ma proprio nulla, da invidiare agli stranieri è quello più vicino mondo oscuro, tenebroso, sotterraneo. E se ci pensate, è un aspetto del tutto paradossale per quella che, secondo tutti, è la terra del sole.
Se vi piace il black è un ascolto obbligatorio, e non esagero.
Voto: 9/10
Maurizio Gambetti















