Secondo album per i tedeschi Varus.
Che dire, la colonna sonora perfetta per accompagnare battaglie epiche combattute tra aperte colline e monti inaccessibili.
L’influenza dei Wintersun è evidente, riuscendo comunque ad essere assorbita in una proposta originale e lontana anni luce dalla semplice emulazione.
Non manca nulla: potenza, magia (grazie soprattutto al sapiente uso delle tastiere) solennità (data anche dalla lunghezza dei brani) e aggressività, assicurata dall’incredibile incedere delle riuscitissime modulazioni vocali, dal tono che si avvicina quasi alle proposte death.
E’ incredibile come i Varus riescano ad alternare momenti solidi e possenti come il granito ad altri quasi incantati, preludio solo ad un nuovo assalto all’arma bianca.
Non manca un accenno ai lavori più epici dei Bathory (penso a Blood Fire Death).
E non manca neppure un chiaro omaggio alle sonorità tanto care ai Jethro Tull in “The Ministrels Chants”.
Il folk si unisce in maniera felicissima al viking ed al power, per dare vita ad un lavoro maestoso, nella sua epicità e forza.
Chiudendo gli occhi si possono quasi percepire lotte all’ultimo sangue con possenti draghi, portate avanti e combattute con l’orgoglio e l’indipendenza dei popoli del nord.
Devo essere sincero, era da tempo che non ascoltavo, nell’epic, una proposta tanto coinvolgente e
stimolante.
Veramente un gran bel lavoro.
Voto: 8/10
Maurizio Gambetti















