Nuovo lavoro per i cileni Lapsus Dei.
Ci troviamo di fronte ad un doom di classe: elegante, moderno, eseguito con grande attenzione ai particolari che, come spesso dico, fanno sempre la differenza, soprattutto in un genere come quello proposto dai Lapsus, che fa dell’oscurità e degli arabeschi che la ornano la propria spina dorsale.
L’atmosfera oscura tipica del doom si sposa alla perfezione con l’uso sapiente del sintetizzatore, il quale si interseca in modo felicissimo a riffs elefantiaci tipici delle produzioni anni 70.
Ma quello che colpisce di più nel lavoro in questione è la modernità, piuttosto rara, a dir la verità, nelle opere dedicate al genere oscuro e tenebroso di cui ci stiamo occupando.
Raramente i Lapsus si accontentano di adagiarsi sulle classiche ritmiche lente, pesanti e nere dei maestri del genere, preferendo invece spaziare e variare, sia dal punto di vista ritmico che dal punto di vista armonico e melodico.
Impressionante anche la produzione che, attraverso un saggio uso del multitraccia e delle sovraincisioni riesce a dar vita ad un lavoro a più strati, nei quali i diversi livelli e le diverse tonalità degli strumenti fanno a gara per mostrare la limpidezza delle proprie sonorità.
Ed infine la voce, solenne, catchy (a volte mi ricorda i Placebo), perfetta nel conferire la massima espressività al nero ed alla modernità delle soluzioni sonore.
E’ sempre un piacere ascoltare band che fanno della propria originalità e del proprio stile autoctono un punto di orgoglio, al punto dall’esplorarne le più intime potenzialità.
Tanto di cappello.
Voto: 8,5/10
Maurizio Gambetti















