I Mass Murder tornano con un nuovo full-length, a distanza di cinque anni dal precedente. La band questa volta sembra volere mettere in chiaro le cose in maniera secca e concisa: ventidue minuti di assalto sonoro, una tecnica strabiliante, un concentrato di intuizioni compositive sempre vincenti. Non si ha quindi la sensazione che questo album duri poco, ma anzi, vista la quantità di idee messe a nostra disposizione, il disco sembra durare il doppio. Abbiamo davvero delle canzoni che non lasciano dubbi e che ogni amante del brutal death apprezzerà. Due pezzi come “The Ancient Blade Of Suffering” e “Disembowelment Form Impurity” (featuring Luis Maggio), offrono già da sole tutti gli elementi di grandiosità di questo platter. La voce di Aldo è efferata e brutale oltre ogni limite e la batteria di Alessandro è una macchina spietata che emette tempi dispari e molto tecnici, ma anche doppia cassa a cascata. I pezzi comunque, nonostante mantengano una brutalità di base non indifferente, riescono a ritagliarsi un loro spazio, vuoi per una accelerazione inaspettata, vuoi per delle vaghe intuizioni melodiche che entrano in gioco in maniera quasi sorprendente. E in questo giocano molte le chitarre, che sono sempre molto concentrate nell’elaborare riff in continuazione e nel cambiare da un brano all’altro il loro approccio. Insomma, i Mass Murder sono pronti per diventare un punto fermo nel death metal italiano con un album che ripercorre tutta la storia del death metal più brutale, ma aggiungendo un tocco personale che non guasta mai. Un disco imperdibile, una mazzata geniale e senza troppi fronzoli.
Voto: 9/10
Salvatore Drugo
















