Settimo album in uscita il 16 gennaio per il supergruppo guidato da Joel Ekelöf (voce) e Martin Lopez (batteria, già noto per la militanza negli Opeth quando era appena ventenne).
La potenza del progressive metal svedese continua a trovare nuovi incredibili percorsi nelle aree spaziali tra luce e oscurità, rumore e melodia, atmosfera e asprezza, dolcezza e impatto.
Con Lars Enok Åhlund (tastiere e chitarra), Cody Lee Ford (chitarra) e Stefan Stenberg (basso) spalla a spalla con Ekelöf e Lopez , la continua e lussureggiante evoluzione del suono dei SOEN prende il volo. Il primo singolo, “Primal”, è un ruggito provocatorio e vigoroso che descrive nel dettaglio la lotta esistenziale tra lo spirito umano e il mondo attuale, con l’incredibile voce di Ekelöf a guidare la carica possente. Il membro fondatore e batterista Martin Lopez commenta: “Primal è una canzone che nasce da un luogo di frustrazione per il mondo in cui viviamo. La corruzione, la divisione e la presa soffocante che la tecnologia ha su tutti noi. È pesante e diretta, costruita su riff ed energia pura, ma si apre anche in un ritornello che trasmette speranza, come un promemoria che la luce può ancora squarciare l’oscurità.Per noi, si tratta di molto più che semplice aggressività”, continua Ekelöf : ” Si tratta di incoraggiare le persone a ritrovare quel fuoco, a riconnettersi con la passione e a compiere insieme quei passi fuori dall’oscurità”.
E con la sua marcia senza soluzione di continuità attraverso un territorio emotivo profondamente umano, la musica dei SOEN continua a esplorare la mente, il cuore e l’anima umana con un visionario dovere di cura, oltre a un tocco extra di heavy.
La scelta dei tre singoli ricade proprio sui primi tre brani di apertura che danno un accenno della complessa stesura di testi e infinite melodie.
E’ innegabile la bravura di ognuno dei componenti che lavorano in sinergia per tirare fuori i cambi repentini di emotività della straordinaria voce di Ekelöf (Axis ne è l’esempio massimo).
Riflessivo, provocatorio, brutale e infinitamente delicato, il progressive si fonde benissimo con un alternative estremamente godibile in questa brumosa e gelida giornata bolognese come Huntress con la sua profonda malinconia.
Cosa potrei aggiungere?
Che è un album di facile fruizione anche per orecchie poco esperte o che non si approcciano all’estremo.
Ottimo lavoro super svedesi!
Voto: 8/10
Ilaria Midnightsun
















