Per i vincitori, insieme agli Honeymoon Suite, del Frontiers Festival 2025, arriva il 15° della loro brillante carriera e “Brotherhood” non deluderà nessuno, né chi li ama e apprezza da sempre, me nemmeno quelli che si avvicinano a loro per la prima volta.
La band, Steve Overland, voce e chitarra, Merv Goldsworthy al basso, Pete Jupp alla batteria, Jem Davis alle tastiere e Jim Kirkpatrick alle chitarra, è coesa e rodata, come abbiamo apprezzato dal vivo, emozionando me e tutti quelli che erano al Live Club. Una emozione suscitata dalla grande musica di questi inglesi, anche loro con le lacrime agli occhi mentre raccoglievano la giusta ovazione del pubblico, in effettivo delirio.
In generale, se vogliamo trovarne uno, il mood del disco è essenzialmente blues-rock, declinato in modo melodico, poi ci sono varie influenze per un mix molto raffinato, come la spruzzata di southern, , ma decisamente intrigante, che si respira nella iniziale “Do you mean it” con un coro dai tratti addirittura soul, insomma, un bel mix di suoni, che culminano con un assolo di slide o qualcosa che gli assomiglia molto. Più sostenuta “Living on the run”, che vira verso l’hard rock, con una sezione ritmica più decisa, classica song di FM, per cui si riconoscono subito. Ancora più melodica è “Coming For You”, dai contorni sfumati e avvolgenti, con un assolo incisivo di Fizpatrick e anche le tastiere hanno la loro rilevanza. “Raised on the wrong side” si avvicina a certe partiture di chitarra di Bon Jovi, specialmente a “Living on a prayer” ma è un brano molto bello, dove la voce di Steve Overland brilla per classe e fascino.
Si, il disco mi convince e la semiacustica “Loves come to all” aggiunge quel tocco spensierato, con una atmosfera molto rilassata e un assolo con tanto di slide guitar a sottolineare questa orchestrazione, tema ripreso successivamente da “Time Waits for no one”, dalla vena malinconica e dal finale classicamente Fm. Di altissimo livello la ballad “Just Walk Away” che esalta la capacità interpretativa del cantante, per un brano che certamente resterà fra i top della produzione del gruppo inglese.
Più vicina all’aor sebbene con quelle influenze blues di cui parlavamo in apertura, con un andamento piuttosto classico, è “Don’t Call it Love” con una linea chitarristica molto marcata, come anche “Chasing Freedom”, che presenta cambi di tempo che rallentano la velocità del brano e linee vocali più corali e un pianoforte finale decisamente evocativo e struggente .
Aor stratosferico in “Because of you” dove FM si lanciano in una sonorità piuttosto particolare, con spunti continui e un coro top per un brano di altissimo livello. La linea chitarristica “hawayana” è qualcosa di straordinario e questo pezzo si staglia assoluto nella pur ottima qualità compositiva di “Brotherhood”, che trova un altro brano top nella conclusiva “The Enemy Within”, incalzante nel suo incedere.
Per i campioni di Trezzo sull’Adda 2025, un disco di classe e mestiere, con due brani top e una qualità media molto elevata. Per chi ama gli FM, fra i quali sicuramente quelli che mi hanno abbracciato, senza conoscermi, durante la loro esibizione al Frontiers Festival, in preda alla commozione, un acquisto obbligato. Gli FM non stupiscono, ma si confermano fra i migliori.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi
















