I tempi moderni, con i vari servizi di diffusione musicale gratuiti o a pagamento (YouTube, Spotify, eccetera), hanno portato con sé due grandi effetti negativi, ma anche due conseguenze positive da non sottovalutare. I primi sono certamente la dematerializzazione della musica e dell’acquisto musicale, con ovvie ripercussioni sulla ricercatezza e la cura dei suoni e degli arrangiamenti: la musica – perlomeno quella mainstream – diventa più che mai un consumo da fast food, di bassa qualità. Inoltre, le case discografiche finiscono per investire sempre sugli stessi artisti, quelli più redditizi, portando molti musicisti a non considerare più la musica come un’occupazione a tempo pieno, ma come un hobby privo di finalità economiche primarie.
Questi nefasti presagi, tuttavia, hanno generato anche due effetti positivi: il supporto fisico non è morto, ma è ora riservato ai collezionisti irriducibili, che continuano a sostenere la scena; e gli artisti hanno oggi una maggiore libertà compositiva. Di conseguenza, anche se confinati nell’underground musicale, possiamo ancora assaporare genuinità e innovazione, che ai tempi ormai lontani di MTV passavano purtroppo spesso inosservate.
Questa introduzione serve a preparare il terreno alla recensione del nuovo album – il quarto – del progetto When Colors Are Fading. Non si tratta di una band, ma del progetto solista di Matthieu Sachs, musicista francese stabilitosi da anni nei Paesi Bassi. Questo bardo malinconico ha militato in band di assoluto rispetto nel panorama underground come i Remembrance (funeral doom) e i Lethian Dreams (atmospheric doom). Compagna fedele di Matthieu in entrambe le formazioni è Carline Van Roos, attiva anche con il proprio progetto solista chiamato Aythis.
Nel progetto solista When Colors Are Fading, nato circa quattro anni fa, Matthieu continua a esplorare sonorità malinconiche ma più distese, melodiche, quasi da contemplazione dell’ambiente circostante, grazie anche alla chitarra acustica che maneggia con grande maestria. Ogni anno esce un nuovo disco, ognuno apparentemente simile ai precedenti, ma sempre capace di trasmettere una sfumatura emotiva differente, rendendo la produzione complessiva unica.
Il nuovo September Sun sembra voler comunicare – e ci riesce benissimo, anche senza soffermarsi sull’immagine di copertina – proprio quel calore ormai tenue, quella luce abbagliante ma non troppo, tipica degli ultimi giorni d’estate. Quei giorni in cui la calca turistica ha ormai lasciato spiagge e porti, e il mondo si prepara all’arrivo delle stagioni più fredde. Si resta ancorati al ricordo di un’estate non ancora del tutto conclusa, ma che inevitabilmente ci sfuggirà dalle mani. Il ricordo del passato imminente, l’accesa malinconia per ciò che finisce, ma anche la tenue e serena allegria per quanto si è vissuto, sono i cardini tematici di questo breve album, distribuito solo in formato digitale e acquistabile su Bandcamp.
L’unica critica che mi sento di muovere a September Sun è che, ancor più che nei lavori precedenti del progetto, si percepisce una certa “incompiutezza” nelle tracce: mostrano, trasmettono, ma poi si ritraggono quasi subito. Come la marea che accarezza la spiaggia per poi ritirarsi? Sì, volendo interpretarla così, ha il suo senso, d’altronde l’estate che finisce è uno dei temi portanti del disco. Ciò non toglie che i brani si concludono sempre sul più bello, proprio quando cominciano a catturarti e a trascinarti nel loro incedere. Bastava aggiungere un paio di minuti a traccia per rendere September Sun una piccola perla capace di sorprendere qualunque ascoltatore dalla mente aperta. Invece, si passa troppo rapidamente alla traccia successiva: nuove emozioni, sì, ma che si affrontano già sapendo che finiranno presto, portandoci istintivamente a “tirare il freno a mano” e a non lasciarci andare del tutto.
Detto questo, September Sun resta comunque un tassello fondamentale nella discografia di When Colors Are Fading, progetto a cui auguro un maggiore riscontro mediatico proprio per l’innovazione che porta con sé. Ne consiglio l’ascolto a chiunque: si tratta certamente di una delle produzioni più affascinanti di questo 2025, da cui traspaiono tutto l’impegno e il talento artistico del suo autore.
L’estate deve ancora cominciare, mentre scrivo queste righe: cerchiamo di goderne appieno e di custodirne i momenti migliori, per poi riviverli, contemplando un tramonto di settembre con questo album in sottofondo, da soli.
Voto: 7/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















