Sono orgoglioso di recensire Myth Of Mankind, la terza fatica discografica del combo italico Aexylium.
Per chi non conoscesse la band, gli Aexylium sono autori di un folk metal estremo che si ispira palesemente alla proposta dei non troppo distanti Eluveitie, attingendo al contempo alla tradizione del death metal melodico nato a Göteborg: ritmi serrati ed epici, impreziositi da potenti riff di chitarra e dall’uso di violini e strumenti a fiato.
Non ho mai avuto il piacere di vederli dal vivo, ma li seguo da tempo e ho sempre apprezzato la loro musica. È vero: in molti passaggi l’ascolto risulta ancora molto derivativo dai sopracitati Eluveitie, ma – come spesso accade – le band nate sotto l’ombra ispiratrice di un’altra finiscono col portarne avanti lo stendardo del periodo d’oro. Questo mentre, purtroppo, la band principale – magari perché firmataria di un contratto con una major – devia verso scelte più forzate, spesso con risultati altalenanti.
Se posso permettermi, anche questo Myth Of Mankind segue esattamente quello schema: nulla di rivoluzionario, nulla che segni una netta separazione dal sound della band di riferimento, ma ciò che si trova in questo album risulta tremendamente coerente, credibile, curato e professionale.
A favore degli Aexylium va detto che, man mano che il disco avanza, la band mostra di saper inserire con sempre maggiore disinvoltura elementi personali: giri progressive, melodie arabeggianti, la voce femminile lirica a intrecciarsi con growl e scream del cantante principale. Tutto ciò dimostra che, pur suonando ancora in parte derivativi, gli Aexylium stanno acquisendo una solida identità e mostrano la volontà di esplorare nuovi territori sonori, senza rinnegare le proprie radici.
Nessuna canzone sa di “già sentito”: ogni traccia prepara il terreno a quella successiva, e ammetto che una tirava l’altra. Senza accorgermene, il disco era già finito, lasciandomi un’impressione davvero suggestiva.
I miei migliori auguri agli Aexylium per il successo di questo nuovo album: che possano mettere a frutto il coraggio dimostrato nell’osare, pur restando fedeli al genere che li ha visti nascere.
Voto: 8/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















