Il prossimo 18 luglio avverrà, a mio avviso, un evento inconsueto. La Frontiers, nota label partenopea, darà infatti alle stampe il comeback degli Scardust. Souls sarà il titolo dell’album.
E ancor più singolare, per una pubblicazione targata Frontiers, è il fatto che si tratti di un lavoro progressive, genere che – come è ben noto – non rientra tra le consuete produzioni della casa discografica. Ma tant’è! Non ci resta, quindi, che conoscere più da vicino questo gruppo.
Gli Scardust provengono da Israele e propongono uno stile musicale che potremmo definire progressive symphonic metal. Il brano Dazzling Darkness, scelto come apripista e accompagnato da un videoclip realizzato ad hoc, anticipa i contenuti e le atmosfere dell’album. Si preannuncia un lavoro assai interessante, grazie a un intreccio di influenze provenienti da diversi mondi musicali: sonorità orchestrali, mediterranee e persino celtiche.
Souls vanta la partecipazione del coro Hellscore e di un quartetto d’archi su tutto l’album, oltre alla presenza di musicisti di fama internazionale come Ross Jennings (Haken), Ally Storch (Subway to Sally), un’orchestra turca e la TLV Orchestra.
Una menzione speciale merita la voce femminile di Noa Gruman, il cui timbro non è passato inosservato a band del calibro di Amorphis, Ayreon, Therion, Gloryhammer, Nino Helfrich e Orphaned Land.
Oltre a Dazzling Darkness, nella tracklist di dieci brani segnalo momenti particolarmente emozionanti come Long Forgotten Song, nonché Unreachable e Touch of Life – quest’ultima presente in tre tracce distinte che chiudono l’album, lasciando un’impressione di forte coesione e promessa mantenuta.
Voto: 7,5/10
Bob Preda















