Nono album per i Santoni del Doom Rock Pentagram. Bobby Liebling, unico rimasto della line-up originale, nonostante i vari stop&go della sua ultracinquantennale carriera determinati dalle sue continue “addictions” e da problemi legali, sembra ormai aver messo la testa a posto (facendosi anche una famiglia, come testimoniato sul documentario di alcuni anni fa “Last Days Here”), e si ripresenta nell’eone attuale, AD 2025, sfoggiando tutta la sua peculiare performance vocale, accompagnato da una formazione nuova di zecca, l’ennesima, che comprende il pluri-impegnato chitarrista Tony Reed (anche produttore), il bassista Scooter Haslip e, alla batteria, nientemeno che Henry Vasquez (cioè colui che attualmente sostituisce dietro le pelli anche il defunto Armando Acosta nei St.Vitus). I nuovi Pentagram si ripresentano con un contratto discografico altrettanto nuovo di zecca, siglato con la label italiana di settore Heavy Psych Sounds. La cui produzione mette in luce l’operato attuale della band non da meno di come è stato fatto in passato, certo, ma rivalorizzandolo in maniera particolarmente settantiana. Ci troviamo oggi in una situazione compresa tra l’Hard Rock più “Heavy”, spesso con le predilette chitarre plumbee “doommeggianti”, e un certo retrogusto psichedelico. Buono l’attacco con la scatenata “Live Again”, mentre qua è la sono certo numerose le discese nei territori Heavy (senza mai eccedere, però, nella retorica del Doom lento-come-non-ci-fosse-un-domani, relegato alla buona title-track e alla rallentatissima e minacciosa “Walk The Sociopath”), con dei riffoni che sanno di Blues appesantito di distorsione, capaci di farci tornare meravigliosamente alle Radici del Rock pesante, in maniera in fin dei conti assai convincente. Anzi, proprio la fase temporale “bloccata” sui seventies la possiamo reputare la cosa meglio riuscita, “invecchiata” benissimo insomma, in “Lightning…” più di molte altre proposte similari dei nostri anni. L’Hard dirompente dei Pentagram attuali è potente e diretto, ma anche relativamente versatile nei ritmi e negli arrangiamenti, come ad esempio testimoniato su una “Lady Heroin” le cui chitarre iper-effettate paiono affiorare da una vera e propria “palude” psichedelica. Mentre possiamo apprezzare addirittura i ritmi beat-eggianti su una “I’ll Certainly See You In Hell” che ricorda i migliori Blue Cheer (certamente una delle basi culturali su cui da sempre poggia l’opera di Liebling). Il disco ha certamente un’anima Rock sanguigna, meno mediata dall’ossessivo Dark-Doom ma genuinamente Heavy e “oscura” quanto basta. Tutto qui appare perfettamente al suo posto, primo Liebling, che nonostante l’età galoppante si sente perfettamente a suo agio nella dimensione musicale a lui consona, e ci sciorina davanti un disco pregevolissimo e degno di attenzione internazionale. Il Sacerdote del Doom negli ultimi mesi ha raggiunto una popolarità vastissima quanto inattesa, pensate, per un semplice meme che lo vede protagonista, replicato su tutti i social network mondiali. Sarà la volta buona? Sarà che una semplice “echo social”, diventata suo malgrado spaventosamente “viral”, gli possa garantire il tanto rincorso (e tante volte evitato) successo internazionale? Un’occasione di questo genere potrebbe accadere una volta ogni proverbiale morte di Papa (e combinazione, ecco appunto che ci siamo!) Beh, se ciò avverrà oggi, di sicuro avverrà in occasione di un disco degno della Storia dei Pentagram. “Lightning In A Bottle”, appunto. Complimenti a Bobby e a tutti per la realizzazione. E una menzione finale per la copertina, parecchio bella, con la tipica grafica “Neo-Psych” della HPS. Ultime informazioni sui vari formati in cui è disponibile l’album: CD digipack con 3 tracce bonus, album sia unico (con una colorazione rosa della cover) che doppio (con colorazione verde della cover, e contenente le 3 tracce bonus del CD). Entrambe le versioni su vinile sono pubblicate sia nere che colorate con varie, vivacissime colorazioni. Quando si fanno le cose sul serio…
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















