Non importa quanto grande sia la tua conoscenza in ambito musicale: troverai sempre un gruppo di cui non avevi mai sentito parlare e scoprirai che avevano già pubblicato diversi album e che hanno un fedele seguito sin dalle prime battute. Ovviamente, quando si tratta di band di elevata caratura come i finlandesi Leverage, ricercare i dischi precedenti diventa prassi: bisogna recuperare il tempo perduto e le conoscenze mancanti.
Devo ammettere di essere rimasto piacevolmente colpito dai Leverage, che hanno da poco reclutato l’italico Paolo Ribaldini alla voce, “rubandolo” (nel senso buono!) agli argentini Skiltron (che invece conoscevo già e che seguo da tempo su Bandcamp). La musica proposta affonda le radici nel power metal classico squisitamente ottantiano, ma si ramifica in generi totalmente differenti, come il progressive e persino l’epic metal. Questa insolita fusione non avviene in maniera disordinata, bensì si sviluppa in un songwriting particolarmente ispirato, e ogni traccia dell’album offre qualcosa di diverso e si distingue dalle altre: un brano richiama i Judas Priest, un altro l’AOR degli Europe, un altro il power tirato dei Primal Fear, un altro le “fughe” neoclassiche dei Symphony X, e un altro ancora l’epic primordiale dei Manilla Road.
Paradossalmente, il brano che meno mi ha colpito è proprio quello scelto come singolo, l’iniziale “Shooting Star”. Non perché sia una brutta canzone (tutt’altro!), ma perché non regge il confronto con le fucilate di energia pura che seguono. A concludere il disco troviamo la title track, una lunga power ballad in cui Paolo dà sfoggio di sfumature vocali totalmente assenti nelle altre tracce, e che mettono la firma su un disco convincente, compatto, della giusta durata e adatto a ogni tipo di orecchio. Un album che lascia il segno e che dà nuova linfa vitale a una band che è sempre stata validissima e che ora punta a dare una svolta al proprio percorso.
Voto: 8/10
Francesco “Grewon” Sarcinella















