Dopo essersi riformati nel 2023, i Crimson Glory, gruppo seminale del metal contemporaneo, tornano con un full lenght che ha suscitato grande emozione e interesse, specialmente nella generazione più anziana di ascoltatori del genere.
Per noi, infatti, si tratta di un nome fra i più prestigiosi e intriganti, visto che i quattro dischi che hanno realizzato nella loro breve carriera, negli anni 90, hanno lasciato un segno indelebile per personalità e contenuti.
C’era dunque molta attesa per questo “Chasing The Hydra”, che giunge ventisette anni dopo “Astronomica” del 1999, certamente un’opera molto bella e composita, rimasta nel cuore di molti.
Certamente c’era anche curiosità nell’ascoltare il cantante che avrebbe preso il posto che è stato di Midnight, il grande vocalist deceduto troppo presto e sostituito da Todd La Torre e Wade Black che non hanno pienamente convinto in questo ruolo, pur essendo quotatissimi e molto apprezzati in altri contesti.
Travis Wills, il nuovo cantante, convince appieno e ricorda molto Midnight e certamente non lo farà rimpiangere dal vivo. “Chasing the Hydra” non è un disco facile e il primo ascolto può disorientare, ma come ogni opera con forti influenze prog che si rispetti cresce ogni volta che lo si ascolta.
I brani sono molto complessi, articolati, senza grandi cori o ritornelli, ma opere dove la chitarra ricama tessiture spesso profonde, con la voce che a sua volta segue linee melodiche non propriamente assimilabili in prima istanza.
Fra i brani più orecchiabili c’è “Indelible Ashes”, ma la maggior parte delle composizioni sono piuttosto oscure, ma affascinanti. Manca magari il colpo del ko, ma la qualità complessiva è molto elevata e direi che è un heavy metal molto orientato al prog, con passaggi chitarristici densi e con cambi di ritmo che non disorientano, ma proiettano in una dimensione sonora diversa, come accade in “Beyond the Unknown” e in molti altri passaggi. La velocità si fa più elevata in “Armor against fate”, anche se gli inserti e le divagazioni non mancano per rendere il brano a spessore variabile, con la voce di Travis Wills che è componente di forza di questo sviluppo sonoro. In questo senso si presenta alla grande la nuova chitarra solista di Mark Borgmeyer, che supera brillantemente l’esame, come in “Pearls of Dust” e “Redden The Sun”, con linee chitarristiche sempre ricercate e mai ridondanti. Bene gli altri membri conosciuti, che garantiscono continuità anche compositiva, come Ben Jackson alla chitarra, Jeff Lords al basso e Dana Burnell alla batteria. Nessun brano delude e sono certo che fra qualche anno “Chasing the Hydra” sarà ancora più apprezzato, intanto vedremo cosa faranno dal vivo a Luppolo in Rock 2026, quando la band si cimenterà anche sui classici del repertorio Crimson Glory. Per il momento promozione piena per il gruppo americano, storico ma rinnovato e proiettato al futuro.
Voto : 7,5 / 10
Massimiliano Paluzzi















