Giunti al dodicesimo album, gli Stryper, fra progetti collaterali e pause, rappresentano ancora il nome più rappresentativo del cosiddetto Christian Metal, anche se, per il sottoscritto, David Zaffiro e Jhon Elefante, hanno espresso al meglio musica e concetti straordinari legati alla dimensione spirituale e religiosa dell’uomo.
In ogni caso, questo “When We Were Kings” è un disco che merita rispetto e dimostra che i gialloneri hanno ancora voglia di comporre e suonare questa forma di metal molto riconoscibile e personale.
Certo, se il livello dei riff fosse tutto come quello della iniziale “End of Days” potremmo gridare al miracolo, per restare in tema, ma la media è comunque ottima e il disco è certamente una delle uscite più rilevanti del 2024
Stryper, in questo momento, sono impegnati in un lungo e inteso tour per i 40 anni di attività, per quello che ai tempi sembrava un ossimoro, ovvero proporre metal a sfondo religioso. Una carriera costellata di successi e ora sono approdati alla Frontiers che si conferma asso pigliatutto della scena metal mondiale non estrema.
Nella formazione ci sono sempre gli storici fratelli Sweet, Robert, chitarra e voce, e Michael alla batteria, Oz Fox chitarra e voce e il nuovo bassista Perry Richardson. Paul McNamara collabora alle tastiere.
La title-track mette in evidenza le consuete caratteristiche degli Stryper, chitarre molto ficcanti, impasti vocali curati, anche per quanto riguarda i cori. Altra ottima song è “Betrayed By Love”, con un tappeto sonoro di grande qualità, dove si innestano le voci per un brano che intriga e che, con il suo mid tempo, risulta fra i più personali della raccolta.
Altro brano non particolarmente tirato, “Love Symphony” si ispira alla tradizione classica degli Stryper, con chitarre che disegnano una tipica cavalcata sonora che accompagna le parole, rinforzate da cori molto incisivi, così come gli assoli fatti in versione twin guitars. “Trinity” non si discosta molto dalla precedente, brani non particolarmente originali, anche se molto ben eseguiti.
Diverso il discorso per “Rhyme of Time”, il singolo che ha preceduto la pubblicazione di “When We Were Kings”. Michael Sweet la definisce una ballata, ma non è certo da considerare tale secondo i consueti canoni di valutazione quanto allo sviluppo del brano, anche se la componente melodica è sicuramente prevalente sul resto. Un hard rock più classico è il tema di “Raptured” che non brilla anch’esso per originalità, anche se propone delle soluzioni chitarristiche interessanti. Del resto, non si regge una carriera così lunga, costellata di successi e ben dieci milioni di dischi venduti, se non si hanno capacità e voglia di suonare. “Grateful” dà l’idea di una preghiera in musica, uno dei marchi di fabbrica degli Stryper, un brano con il quale gli artisti americani si rivolgono al Dio cristiano della loro religione. “Divided by design” non si discosta molto dal mood generale del disco, mentre è più vivace la conclusiva “Imperfected World”. E’ vero, è un mondo imperfetto, ma gli Stryper fanno ancora la loro ottima figura, anche se, dal punto di vista delle idee e delle composizioni, il meglio sembra che sia già stato assicurato al mondo musicale.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















