Torno a occuparmi di Legions of the Night dopo avere recensito “Hell” dello scorso anno e devo confermare esattamente quello che ho scritto in precedenza.
Siamo di fronte a un gruppo che si trova esattamente a metà del guado fra una cover band e una band di musica originale. Infatti, così come per l’altro disco, non si può che evidenziare che siamo di fronte a un combo di ottimi musicisti, a delle composizioni curate e trasposte in musica con molta qualità, solamente si tratta di brani molto, molto somiglianti alla produzione dei Savatage, dei quali questi musicisti tedeschi peraltro non fanno mistero di essere devoti.
Partendo dalla ottima voce di Henning Basse( Metalium, ex-Firewind e Mayan) che crea suggestioni interessanti, passando a Jens Faber (Dawn of Destiny, Malefistum e Exos) alle chitarre, che fanno una gran figura, arrivando alla batteria di Philipp Brock (Dawn of Destiny), più gli altri turnisti utilizzati, siamo di fronte a esecutori di spessore e anche le composizioni non sono certo derivative e non sfigurerebbero nel songbook dei grandi eroi del metallo statunitense.
Quindi, se concludendo la recensione dello scorso anno auspicavo una maggiore varietà compositiva, si deve dire che questa è arrivata, nel senso che i brani sembrano più articolati e complessi, ma sono facilmente assimilabili agli autori di “Power of the Night”, “Gutter Ballet” e via discorrendo.
Una prova di questa affermazione sono i tre brani iniziali. “No Control” è un power dark sinfonico che presenta un ottimo lavoro della chitarra solista e del basso, una orchestrazione classica, “Rebirth” ha una sezione ritmica trascinante, cori molto carichi e una linea chitarristica avvolgente e “Darkness” la title track vede un pianoforte a indicare la strada di un power metal sinfonico con venature dark, ovvero tre situazioni assolutamente riconducibili agli arrangiamenti e alla produzione dei Savatage.
Il maestro Beppe Riva le chiamò per primo xerox-band e la definizione si adatta benissimo a questi Legions of The Night. “Hate” ha un riff power metal di derivazione statunitense alla Jag Panzer e simili, sia pure in un contesto analogo a quelli già ascoltati.
“One moment” alterna momenti leggeri a una discreta potenza, mentre “Another Devil” viaggia su sonorità speed metal, sempre con i riferimenti che abbiamo detto, come accade anche in “Witches are burning”, brano altrettanto trascinante e uno dei migliori del lotto. Con grande ed epica orchestrazione, degna dei loro modelli, arriva “Let the river flow”, ballata pianistica dai toni comunque decisi. Anche “Better man” inizia in modo acustico, per svilupparsi con quel power leggermente venato di death che è molto particolare, con percorsi vocali molto vicini ai Savatage, che ci fanno correre il rischio di ripeterci, ma che sono esattamente quello che viene proposto dai Legions of the Night, con una bella digressione che cambia il ritmo del brano. A suo modo “Leave me” è una canzone che va alla ricerca della melodia, con una bellissima interpretazione chitarristica, certamente una delle specialità della casa. Forse fuorviato dal titolo, “I don’t see the light” mi fa pensare al brano di Malmsteen, ma poi i cori e l’epicità della struttura musicale ci portano altrove. Il disco si conclude con una magistrale esecuzione di una cover dei Savatage (e di chi altri?) “Tonight He Grins Again” non fra le più conosciute, ma bellissima, sullo stile di Gutter Ballet e altri brani di grandissima classe degli americani.
Voto : 7 / 10
Massimiliano Paluzzi















