Cosa dire dell’ultimo Darkthrone? Tutto e il contrario di tutto, direi per moto istintivo. Ma una recensione va composta ben bene, e allora andiamo. Anche se la verve artistica del duo Nocturno Culto-Fenriz non è mai stata avvezza all’ordine, quanto più ad una certa componente emotiva. I nostri si rifanno parzialmente al loro recente passato discografico. Eh sì le ultime prove avevano un contenuto formalmente avvezzo a componenti Dark/Doom e celticfrostiane. Qui addirittura abbiamo i nostri che si “permettono” di ispirarsi nelle parti vocali quanto più vicino possibile ai vocalizzi grevi e violenti del classico Tom. G. Warrior. Nonostante la presenza, dosata quanto basta, di clean vocals abbastanza ispirate. La musica… beh, quella ormai è partita per la tangente. I nostri sono dei Maestri assoluti nel far propri parecchi stilemi del rifferama metallico da manuale, e lo ripropongono in maniera egregia, pescando dalla scuola da dove provengono, ma… con sentimento! Anche qui in quest’album la fa da contraltare un certo elemento “sperimentale”, e debbo dire che nonostante la opening “Howling Primitive Colonies”, al netto delle ottime keyboards iniziali appaia un po’ deboluccia… i nostri si rifanno poco dopo. Con le cavalcate metalliche di “Black Dawn Affiliation” che scatenano gli istinti primordiali dell’ascoltatore, con una componente quasi post-Metal della breve “And In That Moment I Knew The Answer”, fino al finale di oltre 10 minuti di “The Lone Pines Of The Lost Planet”, lenta marcia Doomish con intermezzi psichedelici caratterizzati da una chitarra squisitamente effettata. Se con quest’ultimo brano i Darkthrone volevano esprimere degli stati d’animo, ci sono riusciti. Il brano, seppur ricalcante territori già navigati del Rock e del Metal, incanta che è una bellezza con un ventaglio di sentimenti intimisti che davvero pochi altri esponenti del Metal estremo sono riusciti a raggiungere in musica. Mi tengo stretto con le descrizioni perchè voglio che l’ascoltatore trovi la sua chiave di lettura. Vi basti sapere che i nostri hanno inciso le ossature chitarra-batteria completamente e meravigliosamente live in the studio, seppur il risultato finale goda di una pulizia sonora… frase fatta mille volte: “che potrebbe far storcere il naso ai blacksters più convinti” (se mai ce ne siano rimasti). Un ottima operazione di mastering (Jack Control, studio Enormous Door) ed un artwork “fiko che più fiko non si può” ad opera dell’artista polacco Zbigniew Bielak (non Boniek) fanno del nuovo album dei Darkthrone un must per chiunque ami intimamente la particolare direzione artistica della band in questione, come per chiunque sia interessato ad alcune sfumature “progressive” ed emotive del rifferama metallico, estremo soprattutto, di sapore ottantiano.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli
















