Diversamente da quanto accaduto alla stragrande maggioranza dei “metallari” che conosco, il mio “battesimo” nel metal non è avvenuto con l’heavy o il thrash: invece, le mie origini risiedono nel progressive metal, sia quello “puro” dei Dream Theater e sia quello neoclassico di band come Symphony X o Artension. Perfettamente a metà strada fra queste due correnti si trovano gli svedesi Narnia, autori sin dalla metà degli anni ’90 di un progressive metal con radici prettamente heavy (che richiamano appunto i Symphony X) ed evoluzioni più ariose e neoclassiche. Direi che sommando tutti i dettagli della proposta musicale dei Narnia, le band che mi sento più tranquillo ad associare sono gli americani Shadow Gallery e gli italiani DGM, con qualche accenno più attuale, specialmente nel nuovo album – il decimo, come il nome suggerisce – ai norvegesi Circus Maximus. Suona alquanto strano che, nonostante i 30 anni di esperienza e il talento non indifferente, gli svedesi non siano uniti ad un’etichetta: certamente potrebbe venire da una scelta, d’altronde più si è liberi da contratti e più si può comporre senza vincoli, tuttavia penso che sia dovuto in parte anche ai contenuti trattati che vengono (purtroppo!) boicottati dale grandi platee e da molte etichette del settore. Il nome della band, difatti, rappresenta lo stesso tipo di metafore e allegorie presenti nella saga di libri dello scrittore C.S. Lewis. Lo scrittore cresceva convinto del suo ateismo finchè non conobbe J.R.R. Tolkien, la cui spiritualità era ben conosciuta. Tolkien, fervente cattolico, con la sua Fede coerente unita all’inoppugnabile logica portò Lewis ad avvicinarsi anch’egli al Cristianesimo, sebbene scelse per sè il cammino evangelico/anglicano. Il romanzo “Le Cronache di Narnia”, per chi non lo sapesse, è difatti un’allegoria del Cristo (rappresentato dal leone Aslan, così come lo era Gandalf ne Il Signore degli Anelli) e dunque anche i Narnia (la band metal) pongono il Cristianesimo al centro delle proprie liriche. I testi, devo dire, sono molto ben scritti e non sono mai troppo diretti: chi non è religioso può comunque apprezzarli e persino immedesimarvisi, in quanto mostrano scorci di vita e insegnamenti applicabili anche laicamente; chi ovviamente ricorda ancora qualcosa del catechismo o frequenta ancora l’ambiente ecclesiastico, tuttavia, potrà notare chiari riferimenti a massime e parabole presenti nel Vangelo e probabilmente apprezzerà questa caratteristica un po’ inusuale. Nulla di banale, di scontato, di prevedibile, sia nei testi che nelle musiche: la band sa il fatto suo e anche con questa decima prova in studio tira fuori gli artigli e dà sfoggio di una classe che non passa inosservata. Complessivamente l’album non fa gridare al miracolo, non offre molto rispetto a quanto è già stato proposto in passato sia dai Narnia che da altre band del settore, ma rappresenta un nuovo gradino, stabile e ben rifinito, nel percorso e nella carriera della band svedese, certamente eccitata per il trentennale dalla sua fondazione. Ben fatto, ragazzi!
Voto: 7,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















