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DEATHOX-Psycollective

DEATHOX-Psycollective

Autoprodotto

Mi sono accostato con qualche diffidenza a questo progetto, ma l’autoprodotto “Psycollettive”, messo insieme da Beky, musicista e produttore piemontese che ha voluto creare qualcosa di originale e che nasce dalla sua esperienza in una clinica psichiatrica, è davvero interessante.
Lo è perché in ogni brano c’è un cantante e un chitarrista solista diversi, perché le composizioni, seppur eseguite da artisti non molto conosciuti, sono tutte piacevoli, ben eseguite e non banali. Tutto autoprodotto, presente su varie piattaforme online.
Il filo conduttore di “Psycollettive” è il thrash metal anni 80, con particolare riferimento ai Metallica e alla loro prima fase. A parte un brano, “Timeless”, il resto sono produzioni molto ricercate e che denotano la vivacità di una scena metal di ottimo livello. Della parte ritmica si occupa, molto bene, Cosimo De Nola.
Nell’ “Intro” vengono enunciati in modo molto enfatico e suggestivo i principi cardine di questa operazione , che prende l’avvio con “Sick Life” con Mattia Casabona, insegnante di canto estremo, alla voce, e Valerio Ricciardi dei Dobermann alla sei corde, che produce un ottimo riff. I Metallica vengono evocati dalla voce di Danny Biagio Chinto (Your Mother Band) e dalla chitarra di Sergio Costa (Coiled Around Your Spin) in “Forgettable”, con Costa che ricorre a effetti molto intriganti che mi fanno pensare alla tessitura particolare di Jhon5, axeman troppo trascurato quando si compilano le classifiche generali.
Si prosegue con “Out of Power” con Angel Es Voice al microfono e alla chitarra Andrea Polito (Rock Lab Torino) con una parte arpeggiata che prelude a un riff thrash a velocità elevata. Una menzione particolare la merita “Inferno Interno”, cantata in italiano e con grande grinta da Emiliano El Chivo (Il Capro), supportato da Francesco Pinter (Bullet Proof), ennesima dimostrazione che la nostra lingua può essere usata con grande successo nel metal, come hanno già fatto con grandi risultati band come la Strana Officina e alcuni altri.
Il mastermind dell’operazione Beky fa bella mostra della sua voce in “Drive Yourself”, pezzo cangiante che va dalla ballata al thrash molto aggressivo, per un brano sicuramente molto brillante, seguito da “I cannot see the stars” con la voce di Edoardo Ermin Iacono (Mysteries, Goatland) e le mani di Luca Milieri (Hypersphere), un brano che discosta dal resto dell’opera essendo praticamente una song death, con una ottima trama chitarristica.
“Doomed” vede Claudio Facheris (Dark Hold) alla voce e alla chitarra Andrea Lazzaro (Stush) per un classico brano thrash della prima ora, tipo “The Four Horsemen” dei Metallica, una ispirazione che emerge in più circostanze.
“Scorpion Sting” con Marco Chiariglione e Paolo Tabacchetti (Fearytales) per un brano che sembra il prodotto di un demotape, un effetto credo voluto e che comunque dimostra la capacità dei musicisti impegnati.
In “Listen to your guts” si viaggia con un riff molto groovy, con Richard Hupka (Bullet Proof) e Francesco Tringali ( Cc Voice Academy) che viaggiano sulle note di questo brano con grande intensità.
Come ripeto, sorprende la grande qualità di cantanti e chitarristi, che appartengono a band o a scuole non famosissime, segno evidente che c’è un alto livello medio del metal italiano e, in questo caso, torinese e piemontese, che fanno ben sperare in un futuro importante della nostra musica.
Il disco prosegue con “Timeless” che ha un inizio tipico ottantiano, poi la voce di Mattia Montin fuga ogni dubbio : la sua somiglianza con quella di James Hetfield è spaventosa ed è normale, visto che milita nell’European Tribute dei Metallica, Sad. Il chitarrista è Davide Ciardo (The Trip- Furio Chirico’s) e fa anche lui la sua figura. Il giro ipnotico della chitarra di Andrea Fracca (Kryuhm) anima “Enter Your Mind” con la voce di Daniele Ozzy Laurenti, che fa parte della stessa band del chitarrista.
“No Way Out” vede cimentarsi, stavolta nelle vesti di chitarrista, la mente geniale di questo progetto, Beky, con Filippo Arancio, insegnante di canto metal, alla voce. Un brano più acido e rockeggiante del resto, che guarda verso il dark sound sabbathiano, e che chiude il progetto insieme all’outro affidato al contrabbasso e alla viola suonate da Elisabetta Bosio dei Mater Dea.

Voto : 7,5 / 10

Massimiliano Paluzzi

Tags: recensioni
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