Gli Steel Cage sono una band Death/Thrash metal che nasce in “coincidenza” del mio anno “mai vissuto” ovvero l’anno di naja ovvero: 1996.
Dal ’96 ad oggi la band ha rilasciato alcuni album, ma ha purtroppo fatto uno stop che è durato dal 2007, anno di uscita del loro precedente lavoro, al 2022. Quindici anni che in parte si fanno sentire su, ed in, questo “Syndrome”.
Movenze death melodiche che si avvalgono della voce di Silvia Nardoni, nuova voce della band.
Album uscito tramite Sliptrick Records, che magari avrebbe potuto meglio aiutare la band su alcune scelte sonore. Sia chiaro non parlo di veti, ma consigli che avrebbero permesso di apprezzare meglio le scelte della band e incanalare meglio le loro energie, ma tant’é…
Strutture dicevo death con forte componente melodica e che a volte occhieggia ad un certo uso di elettronica non proprio death e/o melodic death.
A livello tecnico ho apprezzato molto la prova di Silvia, perché permette nuovamente di godere di un certo tipo di vocalità femminile senza scadere in certi cliché. altrettanto si percepisce in modo chiaro e netto il basso, forse però alcune “saturazioni” di basso potevano esser gestite in modo differente.
Batteria nel complesso ben registrata e proposta abbastanza bene in fase di post produzione; forse in alcuni punti però potevano essere meno “tagliate” e lasciare un pochino più di “corpo” le parti dei tamburi, perché da l’impressione che o siano state gestite, tal volta, con frettolosità o che non siano “umanizzate” il giusto; stessa cosa per i piatti, un pizzichino in più di coda avrebbe giovato. Le chitarre complessivamente sono buone, ma forse avrebbero avuto bisogno di una spinta in più in alcuni punti e rese meno manieristiche in altre. Ma siamo più nel piacere personale che non nell’errore vero e proprio.
“In static mind”, “Human threshold”, “Revenge (of sanity)”, “Blackest pray” e “Code 666” che pera ltro chiude l’album, sono i brani che mi hanno colpito; come sempre fate vostro l’album e decidete le canzoni migliori per voi.
“Syndrome” si rivela un disco buono, con grosse marginalità di evoluzione e con delle solide basi. Speriamo solo di non dover aspettare altri quindici anni prima di sentire un nuovo lavoro della band.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin
















