Anche questa volta la copertina non può essere la base di partenza per dei (pre)concetti.
A livello di copertina avrei pensato o roba black o “post” black o addirittura del deathcore. Il nome anch’esso dava la sensazione di materiale black… nulla di più lontano. Quello che i Lucer propongono è un hard rock “alternative” parecchio leggero, prevedibile e ruffiano.
E’ un brutto lavoro? NO, sarei ingiusto a definirlo brutto, ma certo non se ne sentiva la mancanza e neppure il bisogno. Forse un pochino più di spessore non avrebbe guastato.
“The new world” è il terzo album della band; la quale dice di aver scritto principalmente l’album nel 2021, e quindi è “figlio” dell’angoscia. Questo però non giustifica il fatto che è un lavoro da dieci tracce per poco più di trenta minuti di composizioni prevedibili, radio oriented(ma del tipo troppo ruffiano).
Di fatto il lavoro di ognuna dei dieci capitoli da tre minuti “e spicci” circa è fatto come ci si aspetterebbe da qualcosa di prevedibile e di facile “fagocitazione”; allo stesso tempo “veloce dimenticanza”. Produzione pompata per essere “chatcy” e fare in modo che la melodia principale acchiappi l’attenzione dell’ascoltatore, ma di li a poco tutto svanisce in modo assolutamente prevedibile.
Di certo abbiamo tra le mani un lavoro che sicuramente sarà di alta vendibilità, ma di poco spessore. Pesante come situazione, dato che da un lato abbiamo un lavoro, ripeto, vuoto e di poco spessore; dall’altro lato è un lavoro che è di veloce assimilazione e di (se pur breve) impatto.
Cosa poter dire di più?! Che la band ha fatto un buon lavoro che gli permetterà di avere buonissime vendite, ma a livello di impatto per chi ha qualche anno in più ed ha sentito parecchio materiale… Questo funziona poco sulla lunga distanza; peccato, perché le capacità e le abilità ci sono, ma siamo nell’olimpo del già visto e sentito.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin
















